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Ristori da lockdown, con gli indennizzi un ristorante si ripaga solo poco più di una settimana di perdite

Un ristorante che incassa all’anno circa 750mila euro e che nel mese di chiusura ha incassato zero, avrà un contributo statale di circa 18mila euro per un mese in cui solitamente incassa almeno 60mila euro.

E’ possibile fare una simulazione sulla base delle informazioni che circolano in queste ore. Quindi i ristori tanto pubblicizzati dal Governo consentirebbero di ripagare poco più di una settimana del giro d’affari mensile, pari nel caso ipotetico preso in esame a 60mila euro. E’ pur vero che esistono le altre misure concesse dal Governo, come le Cig sui dipendenti. Che sia comunque tanto o poco decidetelo voi. Importantissima sarà poi la velocità con cui arriveranno gli indennizzi.

Di sicuro il secondo giro di chiusure, in un anno che anche durante le aperture è stato disastroso per il retail per la discesa dei fatturati, è difficile da assorbire e farà probabilmente danni nel settore della grande e piccola distribuzione, dove già ora si vedono chiusure definitive di attività. Difficilmente, poi, il settore riuscirà a assorbire un terzo lockdown futuro, in caso di terza ondata, che andrà quindi evitata a tutti i costi.

Detto questo partiamo dalla cronaca. Ho letto qualche minuto fa le dichiarazioni del premier Giuseppe Conte sui ristori. “Oggi entriamo in Consiglio dei ministri con il dl ristori bis”. “Ci siamo resi conto – ha argomentato – che i ristori già erogati erano modesti e li abbiamo più che raddoppiati, moltiplicati”. “Chi li ha già ricevuti li può raddoppiare al 200%”. Sui tempi, aggiunge, “all’Agenzia delle entrate bastano un paio di settimane per avere sugli iban la liquidità”.

Si possono fare due calcoli su quale potrebbe essere l’indennizzo per tutti quei commercianti, ristoratori e operatori del settore retail che dovranno chiudere. Da una parte, c’è il Governo che punta a pubblicizzare i ristori come la soluzione miracolosa al lockdown. Dall’altra ci sono i soggetti colpiti che annunciano invece di essere vicini al fallimento e che si lamentano da una parte dei ritardi nell’arrivo degli indennizzi e dall’altra della sorta di “elemosina” che sarebbero gli stessi ristori. Come il negoziante di camicie su misura, intervistato oggi dal Corriere della Sera, che ha ricevuto 1200 euro dallo Stato da marzo ad oggi.

Una differenza evidente rispetto alla Germania: dove ad esempio sul lockdown light di questo novembre le attività sottoposte a chiusura avranno diritto al 75% del corrispondente fatturato 2019. Con un ammontare massimo di 1 milione. Il budget allocato da Berlino è di 10 miliardi.

Partiamo quindi dal presupposto che ci siano le coperture per gli stessi indennizzi e che la procedura per farli arrivare sui conti correnti sia abbastanza veloce. Che insomma non si tratti di un altro click day come quello visto sul bonus bici, vero flop da poco finito sotto i riflettori.

In attesa di ulteriori novità sul tema, ho fatto qualche conto su quanto incasseranno i proprietari di ristoranti, bar e gestori di negozi di abbigliamento colpiti dalle chiusure. Tanto o poco? Decidete voi.

Il contributo a fondo perduto

Il contributo è calcolato sulla base di quello già ottenuto dall’azienda ad aprile 2020, secondo il Decreto Rilancio. Nel dettaglio:
a) il contributo spetta alle imprese (i) già attive prima del 25 ottobre 2020, (ii) la cui attività rientra tra i codici Ateco allegati al DL (tra queste, pasticcerie, gelaterie, bar, ristoranti, piscine, palestre, discoteche, teatri, cinema, alberghi) e (iii) il cui fatturato di aprile 2020 sia stato inferiore di almeno il 33% rispetto al fatturato di aprile 2019;
b) l’importo sarà pari ad una percentuale del precedente fondo perduto ottenuto ad aprile, a seconda del codice Ateco di competenza, ossia:
o 100% per taxi e autonoleggio;
o 150% per bar, gelaterie, pasticcerie, alberghi;
o 200% per ristoranti, palestre, piscine, cinema e intrattenimento;
o 400% per discoteche e simili;
c) La cifra sarà accreditata direttamente dall’Agenzia delle Entrate sul conto corrente del beneficiario sul quale è stato erogato il precedente indennizzo;
d) per i soggetti che non hanno richiesto il contributo ad aprile, ma che rientrano nei parametri di cui al punto 1.a) e che ne faranno apposita richiesta, il contributo viene calcolato come una percentuale applicata alla differenza tra i ricavi del mese di aprile 2019 e i ricavi di aprile 2020. La percentuale varia a seconda della classe di fatturato ottenuto dall’impresa a fine 2019 ed in particolare:
o 20% con ricavi 2019 fino a 400 mila euro;
o 15% con ricavi 2019 tra 400mila ed 1 milione di euro;
o 10% con ricavi 2019 superiori ad 1 milione (Nota: è stato rimosso il limite massimo di 5 milioni di fatturato che esisteva ad aprile).

A quest’ultimo risultato sarà poi applicata la relativa percentuale di cui al punto 1.b).
Per fare un esempio, un ristorante che ad aprile 2020 abbia ottenuto ricavi di 30mila euro (rispetto ai 60mila euro di aprile 2019) e che ha chiuso l’esercizio 2019 con 750mila euro di fatturato otterrà: (60mila-30mila)*15%*200%= 9mila euro.
Qualora invece l’incasso mensile fosse di zero, si avrebbe. (60mila – 0) * 15% * 200% = cioè 18mila euro.

e) Infine, l’ammontare del nuovo contributo non potrà superare 150mila euro.

2. La proroga della cassa integrazione
Sono disposte ulteriori 6 settimane di Cassa integrazione ordinaria, in deroga e di assegno ordinario legate all’emergenza COVID-19, da usufruire tra il 16 novembre 2019 e il 31 gennaio 2021 da parte delle imprese che hanno esaurito le precedenti settimane di Cassa integrazione previste dal Decreto Agosto e da parte di quelle soggette a chiusura o limitazione delle attività economiche.
I periodi di integrazione precedentemente richiesti e autorizzati nell’ambito del Decreto Agosto, collocati, anche parzialmente, in periodi successivi al 15 novembre 2020, sono imputati, ove autorizzati alle 6 settimane previste da questo Decreto

3. Il credito di imposta per gli affitti
Il credito d’imposta per i canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo e affitto d’azienda (introdotto dall’art.28 del Decreto Rilancio), viene esteso ai mesi di ottobre, novembre e dicembre indipendentemente dal volume di ricavi e compensi registrato nel periodo d’imposta precedente.
Il credito è calcolato pari al 60% dell’ammontare mensile del canone di locazione di immobili a uso non abitativo destinati allo svolgimento dell’attività, a condizione che i soggetti locatari abbiano subito una diminuzione del fatturato di almeno il 50 per cento nel mese di riferimento rispetto allo stesso mese del periodo d’imposta precedente. Il relativo credito è cedibile al proprietario dell’immobile locato

4. Stop a rata IMU
È cancellata la seconda rata dell’IMU 2020 relativa agli immobili e alle pertinenze in cui svolgono le loro attività le categorie interessate dalle restrizioni, a condizione che i proprietari siano anche i gestori delle attività ivi esercitate.