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Autostrade, Atlantia e Governo più divisi. Nodo manleva. Si formano le cordate. Spunta F2i

Il Governo e Atlantia ritornano ai ferri corti su Autostrade. Ieri c’è stato un vertice del Governo, presente il premier Conte e i ministri dell’Economia e delle Infrastrutture, per decidere i prossimi passi da fare. Se non ci saranno i segnali voluti dal Governo da parte di Atlantia, cioè la disponibilità a far entrare Cdp, verrà di nuovo evocata la minaccia della revoca della concessione ai Benetton.

Detto questo, non posso che confermare quanto già scritto nei precedenti articoli in questo blog. La situazione su Autostrade resta assai complessa da risolvere, per una serie di motivazioni (manleva, debito, valore di Aspi), ma soprattutto il difetto originale sta nell’accordo politico raggiunto lo scorso 14 luglio tra Governo e Atlantia, annunciato ai 4 venti come risolutivo e che invece si è dimostrato scritto male, in modo assai generico e senza prendere in considerazione elementi fondamentali, come appunto la manleva.

Ora che succederà? Cdp, senza che venga garantita la manleva (cioè garanzie sui rischi indiretti legati alla caduta del Ponte Morandi), resta ferma, visto che gestisce i soldi del risparmio postale e non può prendersi rischi elevati. Il Governo, da parte sua, dopo aver sbandierato che Cdp è punto fermo di ogni trattativa futura, ora non può fare un passo indietro in quanto metterebbe a rischio la propria immagine. Ma avviare la revoca della concessione autostradale (mossa voluta dai 5 Stelle ma non dal Pd) potrebbe essere azzardata per due motivi: da una parte innescherebbe richieste danni miliardarie non solo da parte di Atlantia, come board, ma anche da decine di investitori di minoranza. Si aprirebbero cause legali in decine di tribunali d’Europa. Il danno d’immagine di fronte agli investitori per il Paese sarebbe elevato. Oltre al fatto che, in caso di sconfitta del Governo nei tribunali, dovrebbero essere pagati risarcimenti miliardari.

Detto questo c’è da fare una considerazione. La manleva rischia di essere un boomerang non solo per il Governo ma per Atlantia stessa. Considero infatti difficilissimo, malgrado quanto emerge da Ponzano Veneto, che qualsiasi investitore istituzionale (quindi non solo Cdp) possa prendersi dei rischi patrimoniali collegati al disastro del Ponte Morandi. Nessun comitato d’investimento di qualsiasi fondo d’investimento può accettare di prendersi dei rischi legali, non solo quello della Cdp. Una soluzione potrebbe essere quella di fare una due diligence accurata sugli specifici rischi, prevedendo soluzioni del caso per ogni problematica.

In ultimo c’è da puntare i riflettori su quanto sta facendo Atlantia, affiancata dagli advisor di Mediobanca, Jp Morgan, Bofa Merrill Lynch oltre che dai legali di Gianni Origoni Grippo. La scelta è stata quella di fare un processo competitivo su Autostrade, aperto dunque non solo a Cdp (se vorrà partecipare) ma anche ad altri investitori, sia industriali sia strategici. Ovvio che visto il boccone (Aspi vale 11 miliardi) si formeranno delle cordate. La tempistica prevede offerte non vincolanti in dicembre e l’apertura di una data room. I nomi che circolano di potenziali investitori sono numerosi: Blackstone, affiancata da Lazard, il fondo infrastrutturale australiano Macquarie, il gruppo Toto (che tuttavia non ha liquidità a sua disposizione e che quindi verrebbe affiancato dal private equity Apollo).

Probabile che entrino in campo anche i grossi fondi pensione: l’olandese Pggm, l’australiana Australian Super. Poi ci sarebbero fondi infrastrutturali come l’australiana Ifm, le americane Stone Peack e Sixt Street, oltre a gruppi finanziari e fondi sovrani asiatici come Cic, Temasek e altri.

Ovvio che le cordate potrebbero essere combinate con un gruppo strategico italiano e un fondo di private equity: il gruppo Gavio, che finora si era tenuto fuori dalla partita, potrebbe entrare in campo, e tra i nomi che circolano c’è anche quello della famiglia piemontese Dogliani (nelle costruzioni con Sis) insieme al fondo londinese Circuitus. Infine è certo che il dossier, se verrà scelta la strada dell’asta, verrà esaminato anche da F2i, che dopo l’interesse iniziale si era chiamato fuori.