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Aspi, oggi il Cda Atlantia sulla scissione. I contrasti con il Governo e i difetti dell’accordo di luglio

Chi mi segue, sa che fin dall’inizio, in luglio quando l’accordo tra Governo e Atlantia su Autostrade è stato presentato in modo entusiastico come una vittoria del Governo, ero alquanto scettico sulla fattibilità dell’operazione nei tempi promessi.

Così è stato. Mi stupisce quindi un po’ vedere la sorpresa di questi giorni sulla ennesima contesa tra Governo e Atlantia su Aspi. Sia chiaro. L’operazione si farà, visto che la strada alternativa minacciata dal Governo potrebbe essere la revoca della concessione. Ma sarà una strada ancora piena di complessità e insidie.

Ma partiamo dall’inizio. La sorpresa di questi giorni per l’ennesimo conflitto Atlantia e Governo non è una novità. Nel senso che l’accordo di luglio tra le due contro-parti partiva con un difetto iniziale. Cioè il Governo rendeva come condizione imprescindibile un accordo con Cdp, la Cassa Depositi e Prestiti, ma questa condizione veniva indicata in modo generico e inoltre veniva indicato che si doveva seguire una strada di mercato. Insomma, un accordo che si prestava a mille interpretazioni legali e oggi si vedono gli effetti di un’intesa che nel luglio scorso era stata scritta assai male.

Detto questo il nuovo intervento del Governo in questi giorni non è casuale. A molti non è sfuggita la tempistica con le Regionali. Si dice che Atlantia aspettasse l’esito delle Regionali per capire la tenuta del Governo. Il temuto ribaltone non c’è stato anche se il Movimento 5 Stelle, il più strenuo oppositore ai Benetton, ne è uscito malissimo. Quindi superato il test politico, il Governo torna all’attacco su Aspi.

La situazione resta complessa. Oggi il Cda di Atlantia avvierà molto probabilmente la scissione di Aspi e Edizione dovrebbe mantenersi la quota di competenza attorno al 33%. Ma quello che succederà dopo è tutto da scoprire. Il Governo vuole un ingresso di Cdp in aumento di capitale con successiva quotazione. Il problema sono le condizioni di mercato alle quali dovrebbe entrare Cdp. Ovvio che se non sarà a un prezzo congruo, la questione potrebbe danneggiare le minoranze e ci sarebbero cause legali a valanga degli investitori presso i tribunali europei. Inoltre Cdp e Atlantia sono ancora separati su numerose altre questioni: dalla manleva fino al debito (non solo la quantità ma anche la qualità) da scindere nella nuova società.

Detto questo una soluzione alla fine si troverà. Ma sarà una strada ancora lunga e tortuosa. Un esempio da seguire, a mio avviso, potrebbe essere quanto si è visto nella cessione della Borsa Italiana. In questo caso si è scelta la strada dell’asta. Alla fine si sapeva che avrebbe vinto la cordata Cdp-Eunonext, ma comunque c’erano altre offerte in campo. Si è comunque scelta una strada di mercato. Nel caso di Aspi, la scelta obbligata di avere come azionista Cdp, dovrà passare da una via altrettanto di mercato.