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Atlantia, i nodi del prezzo per Cdp, del debito e delle minoranze sulla scissione-Ipo di Aspi

Il consiglio di amministrazione di Atlantia, riunitosi oggi, “ha deliberato, a seguito delle determinazioni assunte nella seduta del 4 agosto scorso, di procedere alla costituzione della società destinata a ricevere il compendio scisso, che includerà sino all’88% del capitale di Autostrade per l’Italia, e che sarà denominata “Autostrade Concessioni e Costruzioni S.p.A.”. “La costituzione della società è funzionale al progetto di scissione parziale e proporzionale e successiva quotazione in Borsa”, spiega Atlantia, aggiungendo che “la struttura dell’operazione e il progetto di scissione saranno sottoposti ad approvazione di un successivo Consiglio di Amministrazione”. “L’ipotesi di vendita diretta dell’intera quota dell’88% detenuta da Atlantia in Autostrade per l’Italia permane quale alternativa all’operazione di scissione, come già annunciato nel comunicato del 4 agosto”.

Nel frattempo proprio oggi, c’è stato un tonfo in Borsa per Atlantia (-6,1% a 14,69 euro) quindi proprio nel giorno in cui delibera di procedere alla costituzione di una nuova società per lo scorporo di Aspi.

Come si legano e si spiegano tutti questi eventi? Cerchiamo di dare una spiegazione finanziaria al tutto.

Prima di tutto la tempistica dell’operazione. Credo che anche in questo caso annunciare un accordo già fatto su Aspi tra Atlantia e Cdp (espressione del Governo) sia prematuro. Sarà una negoziazione dura e lunga. Una volta trovato l’accordo su tutto, saranno necessari almeno sei mesi per lo sbarco in Borsa. Quindi parliamo in ogni caso del prossimo anno.

Poi c’è la tipologia dell’operazione prescelta. Si tratta di una scissione con listing (cioè quotazione a Piazza Affari) tecnico, quindi senza l’offerta e il collocamento che caratterizzano le Ipo tradizionali. Il veicolo sarà sicuramente quotabile anche perché del resto è già quotata Atlantia. Probabilmente non ci sarà neanche bisogno di un classico consorzio di collocamento bancario. Cdp dovrebbe quindi entrare nella compagine azionaria con un aumento di capitale contestuale, quindi diluendo gli attuali azionisti. La nuova compagine verrà quindi quotata.

Tutto semplice dunque? Per niente. La strada è ancora lunga per diversi aspetti. C’è da capire a quale prezzo entrerà Cdp in aumento di capitale. Il prezzo che verrà deciso dal mercato? O un prezzo diverso? Inoltre c’è da capire non solo quanto debito si porterà dentro il nuovo veicolo (si parla di circa 3 miliardi) ma anche quale tipologia di debito. Inoltre c’è da capire se i soldi dell’aumento di capitale di Cdp andranno (o meno) a rimborsare i debiti delle banche.

Infine c’è il ruolo degli investitori di minoranza di Atlantia e Aspi, in gran parte stranieri. La trattativa tra Cdp e Atlantia potrebbe anche evitare di prendere in considerazione i loro interessi, ma è opportuno invece considerarli in quanto gli investitori di minoranza stranieri hanno la memoria lunga. Oggi il titolo Atlantia è sceso, ma penso più a una discesa tecnica dopo il rialzo degli ultimi giorni, piuttosto che a una marcia indietro delle minoranze. Di sicuro la proposta condivisa tra Atlantia e Cdp dovrà tenere conto anche di loro. Le minoranze avrebbero preferito un processo competitivo per cedere la quota di Aspi, che avrebbe consentito di massimizzare l’incasso. Ma questa strada, l’opzione 2 presentata oggi dal Cda di Atlantia, probabilmente non si verificherà mai: non piace al Governo e non piace a Cdp. Per venire incontro alle esigenze delle minoranze e di Atlantia con la scissione, sarà necessaria quindi una allocazione del debito soddisfacente per la holding infrastrutturale. Vedremo che succederà, ma la strada è ancora lunga e piena di insidie.