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Opas Intesa su Ubi al 71,9%. Il trionfo di Messina e l’occasione sprecata di creare il terzo polo

Con la proroga decisa da Consob di due giorni, con l’adesione del Car, il patto di sindacato che riunisce alcuni grandi azionisti di Ubi Banca, e con l’adesione notturna del fondo Silchester, che ha deciso notte tempo di consegnare il suo 8,5% di azioni, l’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi è andata in porto. Già stasera ci sono state adesioni per il 71,9%, superando l’obiettivo del 66,7%, necessario per avere il controllo in assemblea.

Quindi Intesa Sanpaolo è pronta ad assorbire Ubi Banca, l’Unione di Banche Italiane, con tutta la sua storia di gruppo bancario italiano di origine cooperativa, quarto per numero di sportelli, nato il 1º aprile 2007 dalla fusione fra Banche Popolari Unite e Banca Lombarda. Che, a propria volta, aveva incorporato la Banca Popolare di Bergamo, il Banco di Brescia, la Banca Popolare Commercio e Industria, la Banca Popolare di Ancona, la Banca Carime, la Banca di Valle Camonica. Tanti marchi storici che erano stati vicini alla ricca clientela retail bergamasca e bresciana e alle tantissime Pmi della zona.

Io mi sono già espresso a suo tempo su questa operazione: dal punto di vista economico, soprattutto dopo il rilancio cash, l’offerta di Intesa Sanpaolo su Ubi Banca è assai vantaggiosa. Insomma, è di quelle offerte a cui è difficile rispondere di no.

Più di un dubbio ho invece sulla valenza industriale dell’operazione per il sistema bancario italiano, visto che elimina un concorrente che avrebbe potuto fare da regista di un terzo polo tricolore. A mio avviso si tratta dunque di un’operazione, che non rappresenta la soluzione migliore per il sistema bancario in Italia.

Intesa Sanpaolo ha dato rassicurazioni sulla tutela e valorizzazione del personale di Ubi e sulle aspettative del territorio bresciano e bergamasco, ricco appunto di clientela retail e Pmi, ma in ogni caso l’operazione (che è stata ostile al board di Ubi) porterà ad un assorbimento di Ubi che verrà fagocitata (scomparirà il marchio) da Intesa Sanpaolo con successivo spezzatino.

Molte aree di Ubi (basta pensare ad esempio all’investment banking) saranno un doppione rispetto ad Intesa Sanpaolo-Banca Imi e il loro destino è incerto. Si procederà alla cessione dei 500 sportelli a Bper e la clientela di Ubi Banca si ritroverà con un quadro totalmente nuovo che dovrà essere poi verificato alla prova dei fatti, in relazione alle promesse fatte. Intesa Sanpaolo sarà un gigante bancario italiano, con una posizione dominante in Italia, che proprio grazie alla sola ed unica dimensione tricolore riesce ad entrare nel ranking europeo per capitalizzazione. Ma Intesa Sanpaolo non ha asset di rilievo in Europa, dove non sono mai state fatte acquisizioni importanti.

Detto questo, il management di Intesa Sanpaolo (e il suo Advisor unico Mediobanca che ci ha visto giusto) è riuscito a fare l’unica operazione possibile in questo momento storico, con grande opportunismo. Fare transazioni in Europa (come dimostra anche Generali che è entrata in Cattolica invece di concentrarsi su prede estere) è in questo momento difficilissimo, con una difficoltà di esecuzione decuplicata causa la pandemia e l’arroccamento dei Paesi a difesa delle aziende.

Ubi Banca era lì in bella mostra e Intesa Sanpaolo si è mossa per prima. Il management di Ubi Banca, con il Consigliere Delegato Victor Massiah, è stato bravo a creare una banca solida, ma non ha fatto altrettanti sforzi per creare un terzo polo. Doveva muoversi prima del raid di Intesa Sanpaolo, per creare quello che sarebbe stato davvero un terzo polo di grande spessore nel Nord Italia: cioè l’unione con BancoBpm a cui poi si sarebbe poi potuto aggiungere un altro istituto come la Popolare di Sondrio. Purtroppo nessuno si è mosso, ognuno ha guardato ai suoi personalismi e ora Intesa Sanpaolo ha dato la sua gomitata: in ogni caso Victor Massiah dovrà lasciare.

Il raid di Intesa Sanpaolo avrà un altro effetto: prima che sia troppo tardi e che qualche altro colosso (anche estero) lanci un’offerta sugli istituti italiani ancora in campo, sarà necessario che i “sopravvissuti” al consolidamento si mettano insieme e creino finalmente quel terzo polo di cui ha bisogno il sistema bancario italiano: Banco Bpm, Bper, Sondrio, Creval e Mps, dalla quale il Governo dovrà uscire. L’operazione più razionale potrebbe essere uno scenario a tre, tra BancoBpm, Bper eSondrio, qualora Mps vada con Unicredit. Ma staremo a vedere. L’unica certezza è che dopo l’Ops di Intesa Sanpaolo su Ubi nulla sarà più come prima.

  • Daniele |

    Da più di 40 anni cliente di Banca del Monte, Banca Commercio e Industria,Banca Amedeo, diventate prima Banca di Bergamo, poi UBI , sono estremamente dispiaciuto di quest’OPA, non ho la minima intenzione che i miei risparmi finiscano alla San Paolo. attenderò e provvederò in merito.

  • Roberto Cristiano |

    Sono anche io nelle tua stessa situazione!!! Da Carisbo a SanPaolo e poi ad Intesa!!! Passaggi tristissimi per tutti i dipendenti!!! Ancora non hanno cambiato le insegne … però in giro ….sempre meno ex colleghi nei posti di controllo… Come stai facendo tu anche io mi sto guardando intorno!!!

  • Moriggia Pietro |

    Da ex dipendente Pop. BG e poi UBI, ora in prepensionamento, dico che è una cosa davvero triste che UBI venga ”assorbita” da intesa….. sto già pensando di chiudere tutti i miei rapporti non appena vedo il cambio di Banca ….. è ora di finirla che uno sceglie di essere cliente di una Banca e si trova cliente di un altro Istituto…..

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