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Alla fine fra il Governo e i Benetton è un pareggio. E il mercato brinda per Atlantia

Alla fine è finita in un pareggio. E’ questa la lettura dell’esito della sfida tra i Benetton e il Governo. Quest’ultimo ha evitato una caduta dell’immagine dell’Italia di fronte agli investitori esteri visto che con la revoca della concessione si sarebbe messo contro mezzo mondo finanziario internazionale. L’accordo è finito nel modo più prevedibile, con l’ingresso in campo della Cdp, che assomiglia sempre di più a una nuova Iri. Ora la Cassa costituirà una cordata con soci di suo gradimento, mentre vedo come un’ipotesi più remota la quotazione in Borsa in tempi brevi della nuova Aspi.

E i Benetton? Il titolo Atlantia ieri è volato a dimostrazione che l’accordo non è poi malvagio per la società di Ponzano Veneto. Anzi, quasi positivo visto come si stavano mettendo le cose. A seconda della revisione delle tariffe e al netto dei costi, fissata una valutazione di Aspi, Atlantia potrebbe uscire con un incasso tra 3 e 6 miliardi di euro, risorse che verranno utilizzate per la diversificazione delle attività della holding.

Quindi la reazione unanime del mercato è paragonabile a un sospiro di sollievo per avere evitato, nel caso di una revoca, uno scenario decisamente negativo per tutte le società e gli investitori coinvolti (azionisti e obbligazionisti). Ubs, per esempio, fa notare che l’intesa raggiunta è positiva sotto il profilo del debito per Atlantia che non ha comunque scadenze imminenti fino al quarto trimestre 2021 e detiene asset importanti, al di là di Aspi (che ha 9 miliardi di debiti), come Adr, Abertis, Getlink e Hoctief, che valgono – secondo la banca d’affari – 7,5 miliardi (9 euro per azione per Atlantia) mentre l’ultima valutazione dell’88% detenuto in Aspi sarebbe di circa 8 miliardi (10 euro per azione per Atlantia) anche se l’accordo raggiunto potrebbe portare a una sua riduzione visti i possibili, ulteriori extra-costi. In ogni caso, la “vendita graduale di quote Aspi potrebbe fornire liquidità importante per investire su altri asset”, si aggiunge. Qual è l’impatto di tutto ciò sulla valutazione di Atlantia? Secondo Ubs, le valutazioni di mercato prima dell’apertura di oggi erano decisamente a sconto, visto che tolti gli altri asset in portafoglio valorizzavano la quota in Aspi 2,4 euro per azione.
Anche Fidentis vede di buon occhio l’accordo perché toglie definitivamente dal tavolo il rischio di una revoca che fino ad oggi aveva penalizzato il titolo, che ora invece può tornare verso un valore di 15,4 euro, che equivale alla “somma delle parti” degli asset in portafoglio: in questo caso il broker stima in 8,1 miliardi (circa 10 euro per azione) il valore della quota in Aspi. Banca Imi, dal canto suo, sottolinea che l’ingresso di Cdp e di altri soci col 51% attraverso una manovra complessiva di 4 miliardi valorizza Aspi decisamente di più rispetto a quanto indicato fino a ieri dalla Borsa. Anche Banca Akros accende un faro sulla ricapitalizzazione, che potrebbe in parte avvenire anche attraverso una conversione del debito di Aspi nei confronti di Cdp, e sulla valutazione implicita che verrà data alla concessionaria: tutti numeri che andranno definiti nel dettaglio e potranno permettere di valutare correttamente gli effetti economici e finanziari del riassetto per le parti coinvolte.
Infine Equita fa notare che andrà verificato l`effetto finale sulla valutazione di Aspi del negoziato
sulle tariffe. “Dall’altro lato – aggiunge – un aumento di capitale riservato a Cdp che diluisca la quota di Atlantia rischierebbe di ridurre significativamente il valore di Aspi per Atlantia mentre la cessione delle quote a fondi o la cessione dell’88% direttamente a Cdp massimizzerebbe il cash-in”.