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Intesa Sanpaolo-Ubi, i nodi antitrust nelle risultanze istruttorie: dalle aree critiche alla posizione di Unicredit

Nuovo capitolo della contesa Ubi-Intesa Sanpaolo. L’offerta del gruppo guidato da Carlo Messina torna all’attenzione dell’Antitrust, che precisa in una nota che “non è stata assunta alcuna decisione da parte dell’Autorità sulla compatibilità dell’operazione” tra Intesa e Ubi Banca. Allo stato, infatti, “è stata trasmessa alle imprese interessate la sola Comunicazione delle Risultanze Istruttorie, che rappresenta la valutazione preliminare degli uffici dell’Autorità in ordine alle possibili criticità concorrenziali dell’operazione di concentrazione”. La decisione definitiva, conclude la nota, “in merito alla compatibilità della concentrazione sarà assunta dal Collegio solo all’esito del contraddittorio con le imprese interessate”.

Nel dettaglio, l’Antitrust ha identificato «639 aree critiche nel mercato della raccolta bancaria, 782 negli impieghi alle famiglie consumatrici e 218 negli impieghi alle famiglie produttrici-piccole imprese, nelle quali l’operazione in esame», vale a dire l’aggregazione tra Intesa Sanpaolo e Ubi Banca, «conduce alla costituzione o al rafforzamento di una posizione dominante». E’ quanto si legge nella Comunicazione delle risultanze istruttorie dell’autorità. Le “aree” citate sono lo cosiddette “catchment area”, vale a dire i bacini di utenza dei 1.064 sportelli Ubi, la cui ampiezza è stata determinata, secondo la prassi Antitrust, «considerando un tempo di percorrenza massimo di 30 minuti in auto, calcolato sulla base della mobilità della domanda dei clienti bancari». L’autorità sottolinea inoltre che il numero totale di aree problematiche è naturalmente inferiore alla somma delle cifre riportate, dato che in molti casi la stessa area può essere critica in due o più mercati. Sono state identificate come critiche le aree in cui la banca nata dall’aggregazione avrebbe, tra le altre cose, «una quota di mercato congiunta maggiore o uguale al 35%» e «un distanziamento dal secondo operatore, in termini di quota di mercato, non inferiore a 10 punti percentuali».

Ma, nel frattempo, arrivano critiche all’operazione anche dal principale competitor di Intesa Sanpaolo, cioè Unicredit. L’integrazione tra Intesa e Ubi Banca è “suscettibile di impattare negativamente sulla concorrenza sotto diversi aspetti”. E’ questa la posizione di Unicredit sull’ops di Intesa. Secondo Unicredit l’operazione può creare “una posizione dominante in numerosi mercati, suscettibile in particolare di danneggiare la clientela retail e quella pmi”. Inoltre, non essendo Ubi una banca in difficoltà, Intesa “eliminerebbe un competitor che esercita una notevole pressione concorrenziale sul mercato”. “In questo senso – si legge nel documento Antitrust . si tratterebbe di un’operazione eccezionale volta all’acquisizione da parte del primo operatore di mercato dell’operatore cd. maverick, con concrete possibilità di crescita, al fine di limitare la concorrenza”. “L’operazione – secondo Unicredit – comporterebbe lo stravolgimento del mercato con lo smembramento di Ubi, al fine di impedire la creazione di un terzo polo bancario, ovvero la possibilità di crescita di un terzo operatore”.

Infine sono possibili scenari differenti. L’Antritust, escludendo dalle sue valutazioni sull’ops lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca la prevista cessione di sportelli a Bper, sta valutando un’operazione diversa da quella presentata dalla stessa Intesa, che ha tra le sue condizioni di efficacia quella di ottenere una «autorizzazione incondizionata» dall’autorità. Lo ha sottolineato la stessa Intesa all’Antitrust, secondo quanto riportato da quest’ultima nella Comunicazione delle risultanze istruttorie. «Ad avviso di Intesa Sanpaolo – si legge nel documento – l’Autorità starebbe valutando nella presente istruttoria un’operazione differente rispetto a quanto notificato dalla stessa Intesa Sanpaolo, con conseguenze rilevanti anche sull’ops, posto che l’operazione è subordinata all’autorizzazione incondizionata dell’Autorità». A quanto si legge nel documento, inoltre, lo scorso primo giugno Intesa aveva chiesto tempo fino al 10 del mese per «specificare il ramo di azienda» da vendere a Bper. Una richiesta, respinta dall’Antitrust il 3 giugno, che secondo quanto risulta a Radiocor metteva sul piatto anche una possibile revisione del perimetro oggetto di cessione, secondo criteri di massima cautela e peggiorativi per Intesa, con una conseguente modifica degli accordi con Bper, per garantire di ridurre le quote di mercato al di sotto della soglia del 35% in tutte le province italiane.