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Le mire su Inpeco, leader italo-svizzero dei laboratori. In corsa fondi e Siemens

Il settore biomedicale e delle analisi di laboratorio è in fibrillazione sulla scia della pandemia da Covid 19. Molte società italiane sono leader nel settore e tra queste c’è il gruppo Inpeco, multinazionale con sede in Svizzera (ma con azionisti e stabilimenti  tricolori)  che porta l’automazione nei laboratori di tutto il mondo.  Secondo indiscrezioni, Inpeco sarebbe stata oggetto negli ultimi mesi di manifestazioni d’interesse di potenziali compratori: si parla di private equity, ma anche di soggetti strategici.  L’azienda, che ha sede a Novazzano, in Svizzera, contattata dal Sole 24 Ore, per voce del suo portavoce non ha voluto rilasciare commenti sui rumors.  Tra i possibili interessati ci sarebbe anche il colosso tedesco Siemens, tramite la sua divisione attiva nel settore biomedicale. Pure  il gruppo di Monaco di Baviera, per voce del portavoce della casa madre Stefan Schmidt, spiega che «in generale non vengono commentate le speculazioni sull’M&A». La famiglia Pedrazzini, azionista di Impeco, secondo i rumors, avrebbe scelto una banca d’affari per valutare le manifestazioni d’interesse.

Impeco nasce per un’intuizione del fondatore e presidente Gian Andrea Pedrazzini, quando nei primi anni 90 lavora  con l’ospedale San Raffaele di Milano, e comprende l’importanza di creare un percorso sicuro per le provette per  ridurre la possibilità di errore umano nella filiera diagnostica e per  annullare il rischio di contaminazione, attraverso l’automazione. Negli anni successivi Impeco raggiunge accordi con colossi come Abbott e proprio Siemens. L’azienda, che ha sede in Svizzera, ha anche uno stabilimento di assemblaggio di Val della Torre, nel Torinese, dove concentra più di 350 lavoratori. Oggi genera circa 200 milioni di fatturato. Il 70% del giro d’affari di Inpeco proviene da fuori  Europa, in particolare da Usa,  Cina, Giappone, Svezia e Sudafrica.