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Coronavirus, la guerra miliardaria per le mascherine tra lotti di ritorno e intermediari spregiudicati

Dietro la distruzione causata nel mondo dal Covid-19, si è creato un business miliardario attorno alla commercializzazione di mascherine e ventilatori. Si tratta di un business senza esclusione di colpi fra i Paesi flagellati dal virus. Si è inoltre sviluppato un mercato di intermediari improvvisati che, oltre a non fornire una garanzia adeguata, hanno determinato un aumento eccessivo del prezzo d’acquisto. Con conseguenti parecchie truffe internazionali da tenere sotto controllo: dalla Cina sono arrivate sia in Italia sia in Spagna lotti di mascherine non utilizzabili. E’ l’altro lato, quello puramente finanziario e collegato al denaro, del contagio.

L’ultima notizia è quella proveniente dagli Usa. Secondo il sito americano The Spectator, il governo cinese avrebbe rimandato in Italia, facendosi pagare il lotto, dei dispositivi di protezione. Ma questi stessi dispositivi erano stati donati dall’Italia nella fase iniziale dell’epidemia, quando erano stati colpiti Whuan e il territorio cinese. The Spectator cita fonti dell’amministrazione Trump. Ora si attendono smentite o almeno una reazione del ministero degli esteri italiano alla veridicità o meno della notizia proveniente dagli Stati Uniti….

Nel frattempo, il Regno Unito, che con il suo primo ministro Boris Johnson h inizialmente sottovalutato il virus, è adesso tra i più attivi nel fare incetta di mascherine ed altri strumenti per contrastare l’epidemia, oltre che di ventilatori. La stessa Francia si sta muovendo con grande decisione. Negli ultimi giorni con lo scoppio dell’epidemia in Francia, Spagna Inghilterra anche questi paesi si sono mossi e ognuno ha mandato i propri uomini a comprare direttamente sul territorio cinese in contanti. Insomma, chi non si muove con decisione rischia di restare al palo. La più aggressiva su questo fronte è Londra. Il Consolato ha dato incarico ad una ditta cinese di effettuare gli acquisti in cash. Gli hanno affiancato un funzionario del consolato per controllare.

E in Italia? A Roma il tema dell’approvvigionamento delle mascherine è sul tavolo del Governo e del commissario all’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri. Con quali risultati? «In questi giorni abbiamo acquistato 300 milioni di mascherine in arrivo nei nostri magazzini, ieri abbiamo consegnato mascherine in quantità sufficienti mascherine all’Ordine dei medici che non finirò mai di ringraziare per il loro impegno e sacrificio», ha detto qualche giorno fa in conferenza stampa il commissario Arcuri.

Ma va davvero tutto bene? Sembra proprio di no. Nelle farmacie italiane lo stock di mascherine langue e anche negli ospedali c’è grande difficoltà. Chi le produce invece in Italia non ha il via libera dell’Istituto superiore di Sanità per distribuirle.

Un segnale del corto circuito tra Roma e il resto d’Italia si è avuto nei giorni scorsi. Le mascherine ricevute nei giorni scorsi dagli Ordini dei medici provinciali da parte della Protezione Civile, circa 600mila pezzi, non sono autorizzate per uso sanitario. Per questa ragione, il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli, ricevuta tale comunicazione dal commissario Arcuri, ha inviato agli Ordini regionali una circolare invitando a “sospendere immediatamente la distribuzione e l’utilizzo di quanto ricevuto, informando eventuali medici o strutture che ne fossero già in possesso”.

“L’attuale sistema di approvvigionamento e distribuzione delle mascherine sembra essere governato da una totale disorganizzazione, a tutti i livelli, nazionale e regionale” dice Pietro Stopponi, imprenditore che in queste settimane sta provando a creare un ponte tra l’Italia e l’estero per l’approvvigionamento di mascherine e ventilatori.

“Attualmente esistono un infinito numero di enti che cercano disperatamente di acquistare mascherine e altre apparecchiature nel mondo, a volte entrando in competizione e determinando un rialzo del prezzo di acquisto. Alcuni enti hanno accettato di pagare la merce in anticipo, senza assicurarsi della effettiva esistenza della merce oppure perchè si sono affidati ad agenzia di trasporto inesperte che hanno fatto transitare la merce in paesi terzi, senza conoscere le ultime disposizioni di questi paesi con il conseguente blocco della merce. Queste esperienze negative hanno fatto si che gli enti hanno modificato le procedure di acquisto, decidendo di pagare il fornitori solo all’arrivo della merce in Italia. Questo però ha ridotto notevolmente la disponibilità dei fornitori che essendo per lo più in Cina non accettano queste condizioni. In altri casi invece gli enti sono ricorsi all’organizzazione di bandi di gare rivolte esclusivamente ad aziende italiane o europee, non considerando il fatto che la maggiore disponibilità di queste aziende è situata in paesi extraeuropei. Questo ha fatto sì che la disponibilità delle merci si riducesse ulteriormente”.

Nel frattempo, le aziende cinesi hanno completato la riconversione della loro produzione, con una disponibilità di mascherine ed altri prodotti sanitari superiore alle esigenze del mercato interno, e quindi pronte all’esportazione verso i paesi europei. Tuttavia le criticità sopra evidenziate quali la richiesta di pagamenti posticipati, le presenza di gare d’appalto rivolte solo ad aziende europee e la presenza di intermediari improvvisati rende molto difficile poter accedere a questa merce.

“Le nostre amministrazioni attendo giorni e giorni per decidere” dice l’imprenditore Pietro Stopponi. “Manca una regia e un un sistema di approvvigionamento unico per l’Italia”.