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Autostrade, ancora lunga la strada per il riassetto Governo-Benetton. Investitori cauti

Devo essere sincero. Ormai la vicenda Autostrade assomiglia sempre di più alla vicenda Alitalia quanto a proclami. Le due società sono molto diverse (una è redditizia, almeno per ora, e l’altra è invece ormai collassata da anni) ma si susseguono notizie e proclami di accordi ormai fatti. Ma per ora mai raggiunti.

L’ultima indiscrezione è quella che Allianz stia rilevando alle attuali quotazioni di mercato il 51% delle quote di Autostrade per l’Italia, con il gruppo Atlantia dei Benetton a cui resterebbe in mano il restante 49%. Niente revoca della concessione e niente penali, ma l’impegno a mantenere congelate almeno per due anni le tariffe dei pedaggi, oltre a un piano di investimenti in aumento da 2,8 a 4 miliardi. Queste indiscrezioni si aggiungono a quelle di qualche giorno fa in base alle quali si starebbe trattando a una soluzione con Cdp e F2i.

Francamente mi sembra tutto alquanto lontano dal concretizzarsi. Intendiamoci: una soluzione sarà trovata alla fine. Ma i tempi non ci sono proprio, al momento. Basta guardare a quello che sta succedendo in Portogallo nell’asta per le autostrade portoghesi, cioè Brisa, L’asta sulla maggioranza era partita da un prezzo sopra i 3 miliardi di euro e adesso siamo già scesi sotto i 2,5 miliardi in poche settimane. Colpa del crollo del traffico (-70%) dovuto al coronavirus.

Quindi di che parliamo? Ovvio che la pandemia sta avendo un forte effetto anche sul valore di Aspi. E gli advisor, che fino a un mese fa discutevano di un certo valore, ora devono rimettersi a un tavolo e ricalcolare tutto.

Tanto meno credibile è che Allianz, cioè un dei maggiori gruppi tedeschi, possa comprare la maggioranza di un asset italiano nell’attuale fase di difficoltà dell’Italia. Come rubare i gioielli di famiglia mentre la padrona è a letto con la febbre.

Si parla di investitori istituzionali interessato ad Aspi. In realtà a quanto mi risulta in questa fase tutti gli investitori istituzionali esteri, da Macquerie fino agli altri fondi, sono attendisti sugli investimenti europei, tanto più su quelli italiani. Bisognerà aspettare almeno settembre quando si avranno i dati economici dell’impatto del coronavirus almeno su due trimestri delle aziende.

Quindi quale sarà la soluzione? La soluzione è sempre stata soltanto una. I Benetton cedono il controllo e restano in minoranza. Ovviamente con tempi molto più lunghi di quelli prefigurati. A chi? Ovvio che il candidato è quasi solitario, cioè il fondo F2i, che tuttavia al momento ha finito le risorse dei suoi fondi e dovrebbe raccogliere un fondo ad hoc. E Cassa Depositi e Prestiti? Potrebbe entrare anche la Cdp nella partita, ma c’è da dire che I Benetton, soprattutto nel caso dovessero restare in minoranza, non sono mai parsi molto contenti di affiancare il veicolo di Stato.

Ps: nel frattempo, mentre scrivo questo pezzo, è arrivata la smentita di Palazzo Chigi sull’accordo con i Benetton e Allianz. Eccolo. “Sono completamente prive di fondamento le notizie riguardanti un presunto accordo raggiunto dal Governo italiano con Autostrade per l’Italia, volto a porre fine al procedimento avviato dal Governo italiano a seguito del crollo del ponte Morandi e avente a oggetto la caducazione della concessione”. Lo sottolineano fonti di Palazzo Chigi”.