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Nexi tratta con Intesa Sanpaolo: il piano di ingresso delle banche in minoranza. Rischi e vantaggi

Il gruppo Nexi può diventare una piattaforma, con piccole partecipazioni (attorno al 5-10%), dei gruppi bancari italiani, senza che ciò vada a colpire la sua posizione di fintech indipendente?

Bisogna partire da questa domanda per cercare di dare un’interpretazione alle indiscrezioni di oggi, che danno in corso trattative in corso con Intesa Sanpaolo per il rafforzamento dell’alleanza con Nexi.

Nexi ha infatti acquistato già nel 2016 da Intesa Sanpaolo le attività di Segefi: cioè il ramo di attività tecniche di processing per 1 miliardo.

Al contrario, le attività di acquiring, ossia il business che collega l`esercente con i network di pagamenti, era rimasto in capo alla banca, e sono oggetto delle discussioni di questi giorni.

Detto questo torniamo alla domanda iniziale. Nexi, dalla quotazione, si è mossa poco in Borsa ma è bastata una notizia come quella di oggi per dare un po’ di sprint all’azione. La società da questo nuovo accordo con Intesa Sanpaolo potrebbe in effetti avere un beneficio industriale. In vista magari di quell’M&A più volte atteso: basta pensare ai rumors passati di una fusione con Sia oppure alle ipotesi di matrimoni con gruppo europei come Nets.

Ma c’è anche il rovescio della medaglia. Al di là di ipotesi fantasiose che vedrebbero Intesa Sanpaolo salire al 30% di Nexi (ipotesi che è stata giustamente smentita e che non ha senso), in ogni caso la banca guidata da Messina potrebbe entrare con una quota in Nexi: il 5-10%. Ricordiamo che la stessa Intesa Sanpaolo ha già stretto altri accordi nel settore dei pagamenti, ad esempio con Sisal.

Quale è il rovescio della medaglia? Nexi ha costruito le sue fortune sulla capacità di essere una fintech indipendente per il mondo bancario.

L’ingresso di Intesa Sanpaolo nella compagine, anche se solo in minoranza, potrebbe invece creare qualche malumore tra gli altri gruppi bancari. Tranne che appunto lo stesso modello (acquisizione di attività a fronte di una piccola quota di Nexi) non venga utilizzato anche con altri gruppi bancari italiani, eventualmente interessati: quindi non solo con Intesa Sanpaolo.

Io personalmente ho qualche dubbio che l’ingresso di Intesa Sanpaolo e di altri gruppi nell’azionariato possa essere la soluzione più corretta per il futuro di Nexi. In Sia, anche se il business è differente, le banche sono ad esempio uscite. A mio avviso sarebbe meglio per Nexi effettuare l’operazione per cassa, visto che la liquidità a disposizione esiste eccome. Senza contare che non si è capita la modalità finanziaria con la quale Intesa Sanpaolo potrebbe entrare nell’azionariato: ad esempio se con cassa e un aumento di capitale riservato a fronte degli asset nell’acquiring.

Comunque il messaggio sembra abbastanza chiaro: gli azionisti di Nexi (i fondi Bain Capital, Advent e Clessidra) hanno cominciato a muoversi per dare un’altra spinta al gruppo. E nel futuro, anche prossimo, i fondi guarderanno e valuteranno operazioni di M&A.