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Mediobanca, Unicredit dice addio. Del Vecchio compra altro 2,5%. Ecco cosa potrebbe succedere

Leonardo Del Vecchio sale ulteriormente nel capitale di Mediobanca, avvicinandosi alla soglia del 10%. Secondo quanto riferisce Bloomberg, il patron di Luxottica, che aveva già in mano il 7,5% del capitale di Piazzetta Cuccia, avrebbe acquisito, tramite la holding Delfin, una ulteriore quota del 2,5% attraverso l’operazione di accelerated bookbuilding avviata ieri da Unicredit nell’ambito della cessione della sua intera quota dell’8,4% in Mediobanca. Per superare questa soglia del 10% il presidente esecutivo di Luxottica deve invece ancora chiedere l’autorizzazione alla Bce. L’imprenditore è affiancato sull’operazione dall’avvocato Sergio Erede e da una banca d’affari americana. Inoltre si sarebbe servito di Natixis, secondo quanto indicato da Reuters, per costruire il pacchetto.

Resta invece il mistero su chi siano gli altri compratori dell’8% messo in vendita da Unicredit nell’Abb (cioè il collocamento di ieri effettuato dalle banche d’affari Merrill Lynch e Morgan Stanley) di ieri. Resta ora da capire cosa succederà a piazzetta Cuccia. L’addio di Unicredit rivoluziona i vecchi assetti di piazzetta Cuccia. Secondo Equita a questo punto Del Vecchio potrebbe cercare di coagulare un gruppo di azionisti italiani – come ipotizzato dalla stampa nei giorni scorsi – con l`obiettivo di dare vita ad un nuovo patto di sindacato e/o di consultazione così da stabilizzare la governance, indirettamente anche in Generali.

Ma quali sono le ragioni di questa crescita nell’azionariato? A mio avviso non bisogna dimenticare la vicenda dello Ieo, l’ospedale milanese di eccellenza fondato dal professor Veronesi, che è stato oggetto di discussioni (e contrasti) fra lo stesso Del Vecchio e Mediobanca. Secondo alcuni l’origine potrebbe nascere proprio da qui, soprattutto se si pensa che Mediobanca aveva assistito Luxottica due anni fa nella fusione con Essilor. Cosa è cambiato poi?

Ma cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi? Difficile dirlo. Certo, martedì alla presentazione del piano di Mediobanca si potrà avere qualche dettaglio in più sul futuro di piazzetta Cuccia.

In tanti, a cominciare dagli analisti, si stanno esibendo in previsioni. Dato per scontato che Unicredit guarda più a una prospettiva europea e a maggior ragione dopo questo collocamento esce di scena, nel crocevia finanziario italiano restano alcuni grandi protagonisti. C’è la Mediolanum che con Ennio Doris ha il 3,28% di Mediobanca. L’ipotesi di fusione fra Banca Mediolanum e Mediobanca ha senso ma non c’è nulla sul tavolo e non è negli obiettivi della banca guidata da Massimo Doris. Ha spiegato oggi a Reuters l’AD in un’intervista. L’idea di un merger con Mediobanca “è un’ipotesi elaborata da un analista che ha senso perché le banche sono complementari, ma non è sul tavolo e non è nei nostri obiettivi”, ha spiegato il manager.

E poi c’è Intesa Sanpaolo che per ora è solo spettatrice interessata della vicenda. Al momento non è dato sapere se in futuro vorrà spingersi allo scoperto.

C’è da dire che gli analisti si stanno sbizzarrendo in altre ipotesi nelle ultime settimane. A metà ottobre gli analisti di Kepler, visto che l’istituto di Piazzetta Cuccia ha una buona dose di capitale in eccesso (secondo le stime più o meno 0,7 miliardi, che entro il 2023 dovrebbero diventare 1,4 miliardi), hanno previsto shopping o alleanze nel risparmio gestito e nel private banking. La prima strada, secondo gli analisti, porta a Banca Mediolanum. Se Berlusconi, che ha il 20,6% delle quote di Mediolanum, vendesse le sue partecipazioni (il 15 settembre scorso si è sciolto il patto che lo legava storicamente ai Doris che a propria volta ha poco più del 40%), potrebbe ipotizzarsi una sorprendente unione tra CheBanca!, che fa parte del gruppo Mediobanca, e Mediolanum. Tuttavia, come scritto qualche riga sopra, proprio Massimo Doris ha smentito oggi a Reuters un’ipotesi di questo tipo. La seconda strada, sempre secondo gli analisti, potrebbe essere Banca Generali. Tra gli altri possibili target indicate da Kepler ci potrebbe essere anche FinecoBank, da poco staccatasi dal gruppo Unicredit. Ovviamente tutte ipotesi a tavolino degli analisti che per ora sono scritte solo nei report.