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Gli Agnelli-Elkann fanno cassa grazie a Peugeot: la famiglia si porta in Olanda oltre 800 milioni

La dinastia Agnelli è pronta a mettere in cantiere una super-iniezione di liquidità, lasciando un po’ la presa, a favore dei francesi, sulla guida operativa della nuova realtà che nascerà in futuro dal matrimonio italo-francese. Infatti, anche se viene presentato come un accordo “tra uguali”, si tratta di fatto dell’ennesima azienda che non sarà più di controllo italiano.

Come conseguenza del pagamento di un dividendo straordinario da parte di FCA di 5,5 miliardi, Exor incasserebbe infatti più o meno 1,6 miliardi, riducendo il debito netto a livello di holding a un miliardo con una flessibilità finanziaria che permetterà nuove iniziative di diversificazione. Il peso di Fca sul Nav della holding di casa Agnelli si ridurrebbe inoltre dal 27% al 20% (calcolato ai prezzi attuali).
A cascata, dalla Exor, ne trarrebbero vantaggio tutte le cassaforti familiari degli Agnelli-Elkann.

La Giovanni Agnelli Bv ha infatti sede in Olanda e detiene il 53% di Exor. Quindi questo veicolo olandese andrebbe a incassare 848 milioni di euro da suddividere tra i differenti rami della famiglia. A propria volta i beneficiari sarebbero le altre casseforti più a monte: quindi la Dicembre dei fratelli John, Ginevra e Lapo Elkann e le altre società veicolo degli altri componenti della dinastia.

Detto questo, sul versante industriale, ci sono anche aspetti positivi.

“L’intesa tra FCA e PSA – indica Marco Santino, partner per il settore automotive di Oliver Wyman – è sicuramente un accordo molto positivo per il gruppo italo-americano, anche perché scioglie il nodo creatosi dopo il tentato accordo con Renault-Nissan, che aveva lasciato il gruppo in una posizione di debolezza, avendo esplicitato a tutti come la strada del consolidamento fosse l’unica percorribile, per ragioni industriali, ma anche azionarie. L’accordo è interessante e ricco di prospettive, forse con meno potenziale nel lungo termine rispetto a quello con Renault-Nissan, ma sicuramente molto più semplice da implementare nel breve-medio termine. I due gruppi hanno infatti culture aziendali simili, si conoscono bene ed hanno già collaborazioni in atto; soprattutto non sussistono le complessità che si sarebbero potute presentare in una integrazione a tre che avrebbe coinvolto l’azienda asiatica”.

I benefici attesi potrebbero arrivare molto rapidamente, sia sui costi, sia soprattutto sul piano degli investimenti e sulla gamma prodotti. In Europa, la gestione dell’integrazione dovrebbe far tesoro della esperienza positiva, per molti sorprendente, accumulata da PSA nell’integrazione e ristrutturazione di Opel. “Inoltre, PSA – continua Santino – ha una leadership molto forte: Carlos Tavares è probabilmente l’unico che possa confrontarsi con l’eredità pesante della figura di Marchionne, ed ha dimostrato di essere capace di realizzare imprese molto sfidanti, dove altri avevano fallito. Rimangono sicuramente alcuni dubbi (ad esempio sul portafoglio dei marchi) e alcune aree di debolezza (ad esempio il ruolo in Asia Pacific), ma il valore del gruppo che si va a creare è potenzialmente molto superiore alla somma delle parti.