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Per Sia si apre una fusione all’estero o il matrimonio con Nexi

Per il gruppo Sia potrebbe essere vicina, non troppo lontana nel tempo, una grande fusione. Mentre sembra allontanarsi l’opzione di un’Ipo, resta da capire con chi Sia potrebbe sposarsi. Due i candidati probabili: Nexi, in primo luogo, piuttosto che un target estero.
Al momento non ci sarebbero ancora trattative concrete, ma tutti i segnali portano verso questa conclusione. Ci sono alcuni indizi che portano a Nexi: in ottobre scade infatti il lock up sulle azioni possedute dagli azionisti, i fondi di private equity, dopo la quotazione a Piazza Affari. Questi ultimi potrebbero decidere di cedere i titoli proprio a Cdp, che si troverebbe quindi ad essere azionista da una parte di Sia (con una quota ormai rilevante) e dall’altra di Nexi.
Dalla successiva fusione nascerebbe un gigante del sistema dei pagamenti (settore che nel frattempo verrebbe aggiunto dal Governo tra quelli strategici con l’inserimento nella disciplina del golden power), che vedrebbe Cdp attore protagonista, senza eccessive diluizioni.
L’altro indizio è appunto la salita all’85% di Sia da parte di Cdp stessa rilevando le quote di F2i e Hat e anche quelle di Intesa Sanpaolo e Unicredit. Massimo Tononi, a margine di un convegno in Borsa Italiana organizzato da Sace Simest, ha spiegato: «Abbiamo incrementato in modo significativo la nostra quota. È un’azienda formidabile, strategica per il Paese. Dobbiamo assicurarci che continui a performare e che sia ancora più grande e importante per il futuro».
Cdp ha rilevato le quote di F2i e Hat (che hanno fatto un rendimento di circa 5 volte il capitale investito) per 632 milioni di euro. Il 27 maggio scadeva infatti il patto tra i soci che tra le ipotesi di way out prevedeva la quotazione: nessuna mossa in questa direzione è stata fatta e tutto fa pensare che la scelta futura più probabile sia appunto una grande fusione. Se non con Nexi, con qualche altro gruppo estero attivo nei pagamenti.
Del resto, il settore ha ormai raggiunto multipli a due cifre: passando in 4 anni da valutazioni di 7 volte il Mol a circa 15-16. La stessa Sia è stata valutata 3,2 miliardi di euro (compresi 800 milioni di debiti). Basta pensare che la «call» a favore di Cdp sulle quote di Intesa Sanpaolo e Unicredit era ancorata ai valori molto più bassi di 4 anni fa. Poi la società è esplosa verso la crescita, come tutto il settore.