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Salva-Roma, ecco la norma che rischia di far cadere il Governo

Continua il botta e risposta sul “Salva Roma”, la norma voluta dal Movimento 5 Stelle che potrebbe far cadere il Governo. Ma cosa è il Salva Roma? Come ricostruito oggi dall’Ansa, il cosiddetto Salva Roma (che M5S chiama volutamente Salva Italia) è l’operazione annunciata sul debito storico di Roma dalla sindaca Virginia Raggi e dal viceministro dell’Economia Laura Castelli il 4 aprile scorso. Si tratta dell’intenzione di chiudere nel 2021 la struttura commissariale (definita dalla sindaca Virginia Raggi “una sorta di bad company”) dipendente da Palazzo Chigi che gestisce da anni tutti i debiti accumulati dalla Capitale fino al 2008, debiti arrivati al momento a quota 12 miliardi.
Secondo il M5S questa azione non comporterebbe oneri maggiori per lo Stato e per gli italiani, anzi produrrebbe dei risparmi e risorse in più a disposizione, tanto che la Raggi lo ha ribattezzato il Salva Italia. Tuttavia la Lega dall’inizio ha mostrato forti dubbi sulla misura, arrivando a chiederne lo stralcio. Addirittura la Lega in Campidoglio ne ha chiesto lo stop e Salvini ha rilanciato con un “o tutti o nessuno”, riferendosi anche agli altri comuni a rischio dissesto.

Se ci fosse “un accordo su tutti i Comuni” anche la norma cosiddetta ‘Salva Roma’ potrebbe essere inserita nel decreto crescita, ma “in sede di conversione”. Hanno spiegato oggi all’Ansa fonti di governo della Lega spiegando che al momento la norma non è ancora stata inserita nel testo e che, in ogni caso queste norme, sia quella per Roma che quelle per gli altri Comuni vanno portate avanti insieme, non prima una poi le altre.

Ben diversa la posizione dei 5 Stelle. “Sul cosiddetto salva Roma la Lega forse non ha capito di cosa si tratta, visto che parliamo della chiusura di un commissariamento a costo zero che permetterà ai romani di non pagare più gli interessi su un debito vecchi di 20 anni che creò proprio il centrodestra con Berlusconi al governo. Piuttosto la Lega pensi a Siri e alle indagini sui fondi che riguardano anche il loro tesoriere, invece di fare di tutto per
nasconderlo”.

La norma e’ stata inserita nel decreto crescita e sulla sua permanenza e’ in atto uno scontro tra gli alleati di Governo. “Lo Stato si accolla una parte del debito finanziario e riduce i costi che da’ alla gestione commissariale. I cittadini italiani non pagheranno l’operazione – le parole della Castelli durante l’annuncio – In caso contrario ci saremmo trovati nel 2022 con una crisi di liquidità fortissima che avrebbe soffocato la città”.
Al momento per ripagare i debiti di Roma nella gestione commissariale gia’ confluiscono fondi statali (pari a 300 milioni ogni anno) insieme a fondi comunali (pari a 200 milioni). Chiudendola, la gestione di questi debiti passerebbe al Comune. I risparmi – stimati secondo gli ideatori di questa
manovra in 2 miliardi e mezzo – deriverebbero dalla rinegoziazione dei mutui con le banche da parte dello Stato e da una ricognizione del piano di rientro del debito. Tali fondi nelle intenzioni della Raggi potrebbero essere utilizzati anche per ridurre tasse come la Tari, attualmente tra le più alte a Roma.

La norma e’ stata messa a punto da tecnici del Governo con la collaborazione del Campidoglio. Obiettivo: individuare “una strategia finanziaria il cui primo scopo e’ la messa in sicurezza del piano di rientro fino al 2048. Si da’ piena copertura ai 12 miliardi di debiti e quindi si garantiscono
pagamenti certi a cittadini, imprese e istituti di credito”. Per scongiurare la crisi di liquidità della gestione commissariale prevista a partire dal 2022, con possibili ripercussioni sul bilancio di Roma Capitale, lo Stato si farebbe carico di una parte dei debiti finanziari compensandoli “con una riduzione minima del contributo statale destinato ogni anno al ‘commissario'”. Nei prossimi tre anni, entro il 2021, verrebbe fissato in via definitiva il debito residuo. Poi si procederebbe alla chiusura della gestione commissariale.