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Cerved, la grande preda di Piazza Affari. Il dossier, oltre che ad Advent, anche a Pai e Blackstone

Cerved è diventata la preda per eccellenza del listino di Piazza Affari. Il dossier, dopo il dietro-front del fondo di Advent International, continua ad essere sotto osservazione da parte di grandi private equity. Intorno a Natale erano infatti tre-quattro i grandi fondi che stavano monitorando il dossier: c’era Advent, come pure altri due colossi del settore come Pai e Blackstone.
Alla fine solo il primo, a metà febbraio, si è fatto avanti concretamente per fare una possibile offerta totalitaria dopo aver effettuato la due diligence. Ma l’11 marzo scorso la stessa Advent International Corporation ha indicato di volersi ritirare dall’operazione, dopo che il prezzo di mercato del titolo è aumentato da 7,71 euro (prezzo di chiusura del 12 febbraio 2019, data precedente l’invio della manifestazione di interesse) a 9,60 (prezzo di chiusura dell’8 marzo), rialzo seguito alla diffusione dei rumors sull’interesse.
Il problema resta, appunto, il prezzo dell’azione Cerved. Alla chiusura di ieri il titolo quotava 8,60 euro per una capitalizzazione di 1,67 miliardi. Nelle ultime 52 settimane ha raggiunto un massimo di 10,79 euro.
Per chi conosce il modo di ragionare dei private equity, oltre quota 9 euro l’operazione potrebbe diventare poco conveniente in termini di guadagni per un fondo: dato anche un premio minimo che dovrebbe essere dato al mercato. Infatti i private equity studiano i piani di uscita a 3-5 anni sulla base dei flussi di cassa e della crescita futura. A 9 euro, secondo i piani più conservativi, non ci sarebbe un guadagno adeguato per un fondo di private equity.
Ma il dossier appare solo rimandato. Cerved è tra le poche società quotate con un flottante pari al 100%, dopo l’uscita dei private equity azionisti, cioè il fondo Cvc Capital.
Cerved Group è inoltre attivo in settori in prospettiva assai interessanti. Da una parte è una enorme banca dati con informazioni aziendali e sui rischi di credito, dall’altra è una grande piattaforma per il recupero crediti: su quest’ultimo fronte gestisce 52 miliardi di crediti problematici. Questa divisione genera 52 milioni di Ebitda (su un totale di gruppo di oltre 200 milioni) e sta crescendo a doppia cifra.
Insomma, Cerved unisce tutto ciò che piace ai private equity. È presente in settori in forte crescita, genera cash flow e, potenzialmente, si adatta anche a uno spezzatino delle attività. I private equity potrebbero infatti avere un piano per Cerved: potrebbero creare maggior valore con un break up o delle attività per poi rivenderle separatamente. La sola piattaforma di recupero crediti interessa infatti a molti operatori del settore, da doBank a Credito Fondiario e si adatterebbe pure a fusioni con altre piattaforme.
Al momento, quella di Advent è comunque la sola offerta giunta al Cda di Cerved. Ciò non vuol dire che non ci siano fondi che non abbiano esaminato il dossier nel recente passato (appunto Blackstone e Pai) e che non possano riprendere in mano l’operazione in un prossimo futuro.
Dopo che il titolo è finito sulle montagna russe negli scorsi giorni, bisognerà vedere se ci sono stati ritocchi nella compagine azionaria. In Cerved ora sono pochi gli istituzionali con quote di un certo rilievo, fra i quali il 5% in mano al fondo Massachusetts Financial. E un 3% in mano a Mutuionline.
Nel frattempo, il prossimo 16 aprile ci sarà l’assemblea dove verrà nominato il nuovo amministratore delegato, dopo le dimissioni di Marco Nespolo (andato a fare il capoazienda nella cartiera Fedrigoni) e il subentro momentaneo del vice-presidente Gianandrea De Bernardis.
Proprio oggi, secondo i rumors, il Cda presenterà molto probabilmente la lista di nomi per il nuovo board: il nuovo-capo azienda avrà un compito impegnativo visto che dovrà confermare i tassi di sviluppo del gruppo, mantenendo nel perimetro la piattaforma degli Npl, che rappresenta l’asset a più elevata crescita. E, probabilmente, nei prossimi mesi il nuovo ad si troverà a guidare l’azienda in un percorso costellato da manifestazioni d’interesse degli investitori.