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Nexi procede verso l’Ipo e incontra i grandi fondi a Milano

La macchina organizzativa finalizzata all’Ipo del gruppo Nexi ha avuto un evento cruciale a Milano: l’altro ieri i rappresentanti dei grandi fondi esteri (da Blackrock a Vanguard fino ad altri giganti dell’asset management) si sono trovati a Milano per la presentazione della quotazione. È stata la prima tappa di una serie di incontro che proseguiranno nelle principali città europee.
Lo sbarco a Piazza Affari prosegue secondo le attese: ad aprile, secondo programma. Il prospetto dovrebbe essere depositato alla Consob entro la prossima settimana. Al lavoro è il nutrito consorzio bancario: Banca Imi, Bofa-Merrill Lynch, Credit Suisse, Goldman Sachs e Mediobanca come global coordinator e ben otto bookrunner (Barclays, Citi, Hsbc, UniCredit, Banca Akros, Ubi Banca, Mps e Ubs).
Si prospetta inoltre un’operazione mista, un’Opvs: in gran parte saranno i private equity azionisti (Bain Capital, Advent e Clessidra) a vedere le loro quote azionarie.
Ma è previsto anche un aumento di capitale compreso tra 600 e 700 milioni . Parte delle risorse dell’Ipo, oltre che sulla crescita, potrebbero quindi essere utilizzate per ridurre l’indebitamento. La società al 31 dicembre 2018 ha una posizione finanziaria netta proforma di 2,418 miliardi, per un rapporto di 5,7 volte l’ebitda: indebitamento eredità dell’acquisizione di alcuni anni fa, a fronte di un margine operativo lordo di circa 500 milioni e di ricavi operativi netti per 931 milioni.
Il flottante dovrebbe quindi alla fine essere pari a circa il 40%con un’offerta dedicata soltanto agli investitori istituzionali italiani ed esteri.L’Ipo potrebbe avere una valutazione attorno ai 7 miliardi di euro, collocandosi al primo posto delle Ipo in Italia negli ultimi anni e in cima alle prime quotazioni per valore in Europa nel 2019.
Il piano di Nexi prevede sia crescita organica sia per linee esterne, anche a livello europeo.Nel piano al 2023 è prevista una crescita dei ricavi operativi netti tra il 5% e il 7% medio annuo e un ebitda normalizzato in crescita tra il 13% e il 16%. Ma uno degli obiettivi è anche quello di quotare Nexi per partecipare al processo di consolidamento del settore dei pagamenti, che sta avendo luogo a livello europeo.
È per ora invece congelata l’operazione di fusione con Sia. Con la macchina organizzativa lanciata verso l’Ipo era prevedibile che non ci fossero i tempi tecnici per studiare un’operazione con la partecipata di Cdp. A incidere anche le opinioni contrastanti degli azionisti di Sia: Cdp possibilista sull’operazione, le banche scettiche, Poste Italiane focalizzata sulla quota detenuta in Sia e sull’opzione vagliata lo scorso anno (assieme all’advisor storico Jp Morgan) di unirla a PostePay. Infine altri soci, come F2i e Hat Orizzonte, desiderosi di liquidare il proprio investimento.
Ma non è da escludere che, dopo lo sbarco di Nexi in Borsa, l’opzione del matrimonio si possa ripresentare. L’amministratore delegato di Sia Nicola Cordone, schieratosi contro la fusione con Nexi, è impegnato a valutare il futuro sbarco borsistico della società e la crescita per acquisizioni all’estero. Sia sta partecipando a due processi per acquisire società in Portogallo e Austria: ma l’asta in Portogallo si è fermata e su quella in Austria il gruppo Sia se la dovrà vedere con alcuni agguerriti fondi di private equity. Insomma alla fine il gruppo potrebbe non riuscire ad accrescere le proprie dimensioni come previsto. E la fusione con Nexi potrebbe tornare d’attualità dopo la quotazione di quest’ultima.