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Inchiesta: Mosca-Roma. Le relazioni tra aziende di Stato e Cremlino tornano in auge con l’asse Lega-5Stelle

Le aziende di Stato italiane ri-guardano alla Russia. Cambiano i rapporti di forza e i gruppi italiani, in una fase in cui il Cremlino viene mal sopportato dagli altri Paesi occidentali, tornano a puntare la rotta su Mosca. Soprattutto i gruppi controllati dal Governo saldano i loro rapporti con le conglomerate di Stato controllate da Putin e dagli altri oligarchi russi. Merito anche del collegamento sempre più stretto tra la Lega di Matteo Salvini e Putin stesso. Proprio mentre giungono nuovi rumors, riportati qualche giorno fa dal Financial Times, su nuove sanzioni alla Russia da parte degli Usa e della Ue per la crisi Ucraina, indiscrezioni che hanno fatto crollare il rublo.

C’è da precisare che i rapporti tra Italia e Russia sono stati sempre forti negli ultimi anni anche grazie agli accordi sul lato manifatturiero. Italia e Russia, soprattutto dal punto di industriale, hanno storicamente avuto relazioni consolidate: basta pensare a investimenti diretti russi del passato come quelli nella Saras dei Moratti o in Pirelli. Ma le sanzioni li avevano raffreddati. Ora gli intrecci tornano sotto i riflettori, soprattutto alla luce del “contratto” di governo di Lega e 5 Stelle, che puntano a un riavvicinamento alla Russia e a far sì che vengano tolte le sanzioni.

C’è anche ormai un evidente contesto politico a favorire un avvicinamento, mentre il resto dell’Occidente (tranne poche eccezioni) si allontana dalla Russia. L’Italia è infatti sempre più isolata in Europa per le mosse del suo Governo. Le lite diplomatiche con Parigi e l’isolamento sul Venezuela, con l’Italia unico Paese della Ue a non votare contro il presidente Nicolas Maduro, a propria volta ben visto da Mosca, sono un chiaro segnale.

Lo scorso 15 gennaio il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria ha incontrato a Mosca Anton Siluanov, vicepremier e ministro delle Finanze della Russia e il governatore della Banca di Russia, Elvira Nabiullina. Tra i temi sul tavolo la cooperazione bilaterale attraverso il Fondo di investimento diretto russo. Lo scorso ottobre poi il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha sempre incontrato Putin a Mosca aprendo ad accordi tra i gruppi italiani e russi. L’Italia d’altra parte resta agli occhi della Russia un partner affidabile e lo zar ha detto di aspettarsi che gli investimenti diretti possano crescere. In quell’occasione c’erano stati anche incontri con capi-azienda di diverse aziende di Stato italiane.

Ma quali sono i business incrociati tra Italia e Mosca?

Russia su Italia.

Inanzitutto l’energia. L’Italia è il secondo mercato per export di gas russo: nei primi nove mesi del 2018, infatti, il nostro Paese ha superato la Turchia, piazzandosi dietro la Germania per volumi di gas importati. Il metano entra dal terminale di Tarvisio, lo sbocco dalla Russia. In pratica, sul totale di metri cubi immessi, un terzo esatto proveniva dalla Russia. Così il colosso Gazprom, che porta il gas in Italia, continua a fare affari d’oro.

In Italia ha interessi importanti anche un altro oligarca collegato a doppia mandata a Vladimir Putin: cioè Viktor Vekselberg, proprietario del gruppo Renova, a propria volta azionista di Octo Telematics. Vekselberg è finito sotto i riflettori negli Stati Uniti dopo che a Washington è scoppiato il caso dei fondi versati l’anno scorso a Michael Cohen, avvocato di Donald Trump. Vekselberg e Renova sono stati inclusi nel gruppo di soggetti colpiti dalle nuove sanzioni di Washington, proprio per la loro vicinanza a Putin. Il miliardario nato in Ucraina, 61 anni, accreditato da Forbes di un patrimonio di 14,4 miliardi di dollari, in Italia ha diversi interessi. E’ proprietario del Grand Hotel Villa Feltrinelli, sul Lago di Garda. Possiede una società da 1,1 miliardi di euro di ricavi che si chiama Eviva, sede a Milano, che opera sul mercato libero nell’elettricità e nel gas. In Eviva è entrata come azionista Gazprom nel maggio 2018.

E un segnale è poi la presenza sempre più costante in Italia di Roman Putin, imprenditore russo nonché nipote del presidente della Federazione russa Vladimir Putin. Roman Putin ha una società di consulenza che aiuta le imprese straniere a investire in Russia.

Italia su Russia

Lo scorso ottobre l’amministratore delegato dell’Eni Claudio Descalzi ha avuto un incontro a Mosca con il numero uno di Rosneft Igor Sechin in cui sono stati discussi i progetti congiunti di entrambe le società. L’incontro, secondo quanto riportato dai media russi, ha offerto l’opportunità di discutere progetti comuni, come il grande giacimento Zohr in Egitto ed i possibili scenari futuri. C’è da dire che la stessa Eni ha lasciato il progetto di esplorazione con Rosneft per la ricerca di idrocarburi nel Mar Nero per il quale era stata creata una joint venture, proprio a causa delle sanzioni europee ai danni di Mosca. Ma i rapporti tra Eni e Rosneft restano ottimi, a maggior ragione nell’attuale contesto politico.

Ma le relazioni si stanno consolidando anche nel settore delle infrastrutture. Sotto i riflettori c’è la grande tangenziale di Mosca. Anas, azienda controllata dal Tesoro e finita al centro dell’attenzione dell’attuale Governo per la fusione con Ferrovie dello Stato, è infatti pronta a realizzare un importante progetto a Mosca. Il 24 ottobre 2018 è stato firmato un secondo accordo che attribuisce ad Anas il ruolo di Co-concessionario insieme al Fondo di investimento diretto russo (RDIF), braccio finanziario miliardario del Cremlino, per l’implementazione del progetto per 96,5 km relativo alla quarta sezione del Central Ring Road di Mosca del valore di 1,1 miliardi di euro. Si tratta in pratica di una nuova tangenziale a Mosca. La prima fase del progetto prevede la realizzazione di quattro corsie di traffico (due per ogni direzione) e la costruzione di 17 ponti, 40 sovrapassaggi, 9 cavalcavia e opere a verde. La seconda fase prevede la gestione trentennale dell’infrastruttura. Anas ha confermato l’interesse per l’ingresso nella concessione dell’opera e, di concerto con il partner, sta completando la valutazione tecnico-finanziaria del progetto per negoziare la transazione al più presto.