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Ecco perché Versace ha deciso di vendere agli americani di Michael Kors

La vendita di Versace è alle battute finali. Potrebbe essere annunciata domani ai dipendenti del gruppo. Oggi sono uscite altre indiscrezioni sulla cessione, dopo la sfilata di venerdì sera quando è ri-circolata la notizia: peraltro i rumors del riassetto ormai imminente di Versace, con diversi gruppi strategici in corsa, erano stati anticipati in estate dal Sole 24 Ore e da alcune agenzie internazionali come Mergermarket.

Quindi una notizia ormai attesa da diversi mesi. Come scritto dal Sole 24 Ore dieci giorni fa in una lunga inchiesta, ormai diverse maison italiane stanno per essere cedute, sull’altare dell’internazionalizzazione: non solo Versace, ma anche Ferragamo e Trussardi.

Del resto l’ingresso in una conglomerata internazionale permette di avere grandi risorse per lo sviluppo da una parte e di creare sinergie distributive dall’altra parte.

C’è da dire che Micharl Kors potrebbe permettere la crescita ulteriore di Versace sul mercato statunitense, un’area importante per i capi di abbigliamento della maison italiana.

Per diversi mesi ha trattato la francese Kering, che ora però sarebbe stata superata da altri acquirenti: si fanno i nomi degli americani Coach-Tapestry, che ha tanta cassa e punta a diventare una conglomerata, ma dovrebbe essere stata Michael Kors ad avere la meglio: il gruppo statunitense ha tuttavia poca cassa a disposizione e dovrebbe dunque indebitarsi per un’acquisizione di questo tipo. Al suo fianco ci sarebbe il colosso bancario Barclays, che dovrebbe fornire le linee di credito necessarie.

Più remote le chance di Tiffany, che difficilmente sembra poter diversificare dalla gioielleria, ma anche di grandi fondi di private equity, per i quali il prezzo sembra troppo elevato.

La valutazione di Versace sarebbe vicina ai 2 miliardi, quindi una cifra assai elevata.