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Il piano B di Vivendi contro Elliott in vista dell’assemblea Telecom Italia

Nella battaglia proxy fight per il controllo della governance di Telecom Italia c’è un piano B per Vivendi che ha molto senso logico, da attuare prima dell’assemblea del 24 aprile. Nel caso il fondo Elliott dovesse riuscire a coagulare attorno a sé l’adesione dei grandi fondi internazionali (che sono la maggioranza dei piccoli soci di Telecom Italia) tramite il proxy Georgeson, Vivendi potrebbe infatti soccombere. Dopo aver investito circa 4 miliardi di euro su Telecom Italia, si vedrebbe emarginata nel consiglio di Telecom Italia. La maggioranza dei consiglieri andrebbe infatti ad Elliott ai quali si unirebbero i rappresentanti di Assogestioni. Vivendi sa bene che questa è un’opzione e di fronte a questa eventualità negativa potrebbe optare per un piano B: cioè far decadere l’intero Cda, tramite le dimissioni della maggioranza, per organizzare un’altra assemblea (dopo quella del 24 per l’approvazione del bilancio e del collegio sindacale) nella quale formare nuove liste. In questo caso, anche perdendo contro Elliott (che nell’operazione è assistita da Vitale & Co e dallo studio Giliberti Triscornia e Associati), Vivendi riuscirebbe almeno a inserire in Cda dei suoi uomini di peso, a cominciare da Arnaud de Puyfontaine. Insomma, il piano B sembra una soluzione da non sottovalutare.