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BANCA CARIGE

Carige chiama gli investitori americani per presentare l’aumento

Summit a New York con Blackrock, il maggiore fondo istituzionale al mondo. Carige vola negli Stati Uniti per presentare l’aumento di capitale agli investitori statunitensi.
La tabella di marcia dell’aumento di capitale della banca genovese, che dovrebbe presumibilmente concretizzarsi attorno al 20 di novembre, avrà questa settimana una tabella di marcia forzata e importante. Oggi il management e gli advisor saranno a Parigi, mentre domani e mercoledì ci sarà la tappa a New York.
Per quanto riguarda le categorie di possibili investitori, dato per scontato che resta il punto interrogativo su ciò che farà la importante base retail della banca mentre i grandi soci (le famiglie Malacalza e Volpi) potrebbero arrotondare la loro quota, si guarda a tre tipologie di sottoscrittori.
Interessati in primo luogo potrebbero essere gli hedge fund più speculativi, che potrebbero investire sulla banca genovese dopo essere usciti da altre posizioni azionarie in Europa.
In secondo luogo potrebbero guardare all’aumento investitori sempre di tipo hedge, che hanno un’ottica più industriale e meno di breve periodo: uno degli hedge con questa filosofia, che potrebbe prendere parte all’aumento, sarà ad esempio Tosca. Il piano di quest’ultimo è chiaro: investire su Carige e poi attendere che la banca si rivaluti anche tramite successive aggregazioni di tipo industriale. Infine dovrebbero guardare all’aumento investitori italiani, attratti anche dal fatto che Carige è una delle poche banche valutabile all’interno di un portafoglio con un’ottica d’investimento basata sui Pir.
Dal punto di vista numerico l’acquisto di Carige potrebbe essere considerato a saldo rispetto a quello in altri istituti. Carige varrà un multiplo di 0,25 come «tangible book value» rispetto ai 0,45-0,50 di istituti come appunto la stessa Bper con un potenziale «upside» per gli investitori. Il livello di copertura degli Npl arriverà al 67% e quello degli «unlikely to pay» al 35-40% sul livello dei competitor italiani.
Ci sono poi da considerare le mosse di gruppi strategici come Unipol, Intesa Sanpaolo e Generali. Dopo l’operazione di conversione delle obbligazioni subordinate, i riflettori sono puntati su su Unipol. Una settimana fa ci sarebbe stato un incontro tra l’amministratore delegato di Carige, Paolo Fiorentino, e quello di Unipol, Carlo Cimbri. La compagnia assicurativa bolognese, che ha convertito i suoi bond subordinati, potrebbe essere interessata a convertire le sue obbligazioni in equity e a partecipare all’aumento di capitale.
Inoltre negli ultimi giorni si sono susseguite indiscrezioni sulla possibilità di una soluzione di sistema che coinvolga anche Intesa Sanpaolo e Generali, che hanno aderito anch’esse all’operazione di conversione delle obbligazioni. Tuttavia in questo caso la posizione di Intesa Sanpaolo e Generali dovrebbe essere diversa.
Sia la banca guidata da Carlo Messina sia la compagnia guidata da Philippe Donnet sono state chiare e avrebbero dato soltanto la loro disponibilità a partecipare all’operazione di liability management exercise (Lme). Quindi sarebbe escluso un intervento nel capitale Carige da parte di Intesa Sanpaolo e Generali, tanto più che proprio quest’ultima ha escluso in linea generale qualsiasi intervento nel capitale delle banche. L’ingresso nella partita Mps da parte di Generali è ad esempio stato necessario soltanto perché la conversione del debito subordinato in azioni è stata obbligatoria.
Infine, sul fronte del piano di cessioni, è in corso di completamento. Dopo la vendita dell’immobile di corso Vittorio Emanuele a Milano al fondo Antirion, si guarda alla dismissione di Creditis, ma c’è attesa anche per settimana prossima, visto che venerdì è prevista la scadenza per le offerte vincolanti sul portafoglio di non performing loan della banca e sulla piattaforma Gerica, che ha in gestione altri 1,4 miliardi di crediti non performing. In corsa ci sarebbero alcune cordate: la prima formata dalla società di investimento Davidson Kempner e da Prelios, la seconda composta dal tandem Bayview Capital- Crif. In gara ci sono anche la branch italiana del gruppo nordico Lindorff-Intrum Justitia e Credito Fondiario.