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BANCA CARIGE

Carige, il consorzio di garanzia si rafforza con la britannica Barclays

Si allarga il consorzio di garanzia dell’aumento di capitale del gruppo bancario genovese Carige. Secondo le indiscrezioni la banca britannica Barclays dovrebbe infatti entrare nel consorzio, posizionandosi subito sotto le due capogruppo del pool, cioè Deutsche Bank e Credit Suisse.
La tabella di marcia è segnata. Proprio il consorzio avrà un ruolo fondamentale nel garantire la riuscita del rafforzamento patrimoniale da un miliardo. Lme, ormai in porto, dovrebbe generare tra 200 e 260 milioni. Altri 200-250 milioni dovrebbero arrivare dalle cessioni . Infine, se tutto procederà secondo attese, al termine della conversione partirà l’aumento da 560 milioni garantito dal consorzio.
C’è da dire che regna un cauto ottimismo. Tuttavia la manovra resta ancora complessa: le tre le gambe su cui si basa l’architettura (aumento di capitale, conversione dei bond subordinati in titoli senior e vendita di attività) sono necessarie. Dato per scontato che Lme ormai può dirsi fatto, restano le altre due gambe da concretizzarsi.
Se anche una sola delle due operazioni non si realizzasse, si potrebbero concretizzare altre misure tra cui interventi da parte dell’Autorità di vigilanza.
Detto questo il bicchiere può essere visto mezzo pieno, dopo l’esito dell’Lme in termini di adesioni. I risultati preliminari dell’operazione di liability management exercise inducono la banca a prevedere che le assemblee degli obbligazionisti (che si terranno il 21 ottobre) raggiungeranno il quorum necessario per approvare le modifiche proposte.
Nel dettaglio, al 12 ottobre scorso, le adesioni allo scambio sono state pari a 147,5 milioni (il 92,19% dell‘ammontare in circolazione) per il bond Tier1, 99,4 milioni (99,4%) per il lower Tier2 giugno 2018, 50 milioni (100%) per lower Tier2 settembre 2020 e 158,348 milioni (79,17%) per il lower Tier2 dicembre 2020.
Due dei nodi, all’esame del consorzio, restano l’esito positivo del processo di deconsolidamento dei crediti in sofferenza e la vendita degli asset. Su quest’ultimo fronte la cessione dell’immobile di corso Vittorio Emanuele a Milano sembra imminente e vede in campo il gruppo napoletano Colella (abbigliamento Alcott), Antirion Sgr più un altro soggetto.
Non bisogna dimenticare che le banche del consorzio guarderanno con attenzione, in vista dell’aumento, anche al feedback degli investitori. I nuovi investitori saranno parecchi, visto che l’aumento sarà iperdiluitivo. E proprio su quest’ultimo fronte c’è da segnalare una nuova variabile. Lo sguardo, negli ultimi giorni, va sulle regole sui crediti problematici proposte dalla Bce, che potrebbero pesare sulle banche italiane, tra le quali anche Carige.
I grandi investitori istituzionali anglosassoni e americani, assai sensibili a notizie di questo tipo, starebbero monitorando la situazione per comprendere meglio le opportunità e il livello di rischio dell’investimento. C’è da dire che Carige alla fine varrà un multiplo di 0,25 come «tangible book value» rispetto ai 0,45-0,50 di istituti come ad esempio Bper: quindi con un potenziale «upside» per gli investitori.