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Il Qatar entra in Mps? Ecco i 5 motivi per cui la strada per Doha è sbarrata

Il piano industriale di Mps sotto l’egida del nuovo Ad Marco Morelli sarà pronto a fine ottobre. E prevederà, come ormai dicevano da tempo i rumors, la conversione delle obbligazioni subordinate in possesso degli investitori istituzionali. Un piano studiato dal pool di banche capitanato da Jp Morgan e Mediobanca. L’obiettivo sarebbe anche quello di coinvolgere nell’aumento un anchor investor. E nel fine settimana sono riapparse le indiscrezioni, peraltro non nuove visto che se ne era parlato già a inizio settembre, che l’anchor investor potrebbe essere un non meglio precisato fondo sovrano del Qatar. Tuttavia, secondo quanto risulta a questa rubrica, le possibilità che il fondo sovrano del Qatar (cioè Qatar Holding) possa sottoscrivere l’aumento di capitale di Mps come investitore principale sono bassissime. Per una serie di motivi. Eccoli. 1) Il primo è che il fondo sovrano del Qatar punta a investire in banche, asset o società di grande capitalizzazione. Per fare un esempio ha investito nel 2014 in Deutsche Bank, anche se con scarsi risultati. 2) Il secondo motivo accomuna un po’ tutti i grandi fondi sovrani del Golfo Persico che hanno investito in banche negli ultimi dieci anni, accusando delle perdite miliardarie. Nessun grande fondo sovrano ha guadagnato investendo in banche. 3) C’è poi un problema di rotazione di portafoglio. Secondo i calcoli di JP Morgan, i fondi sovrani cederanno titoli e altri asset azionari per un valore complessivo di 75 miliardi di dollari quest’anno. A incidere sulle strategie è infatti la volatilità dei prezzi del petrolio per quei fondi sovrani, come appunto il Qatar, che accumulano riserve sulla vendita dell’oro nero. 4) C’è poi un ricorso storico. Già nel 2014, quando c’era Antonella Mansi a capo della Fondazione senese, si era parlato di un interesse di un fondo del Qatar: individuato poi nella Gulf Group Holding co di Doha, veicolo certo meno famoso di Qatar Holding. A quel tempo non se ne fece niente, visto che nell’azionariato entrarono le società del brasiliano Andrè Esteves con Btg Pactual e il messicano Martinez Guzman. 5) C’è infine da dire che le banche italiane finora non sono state un grande affare per i fondi sovrani del Golfo Persico. Aabar entrato in Unicredit tra il 2009 e il 2010 ha perso circa il 40% dell’investimento. (nella foto Sheikh Abdullah bin Mohammed bin Saud Al Thani)