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Riassetto Saipem, un super-consorzio di banche d’affari e commerciali per l’operazione

Proprio in questa rubrica in un articolo del 14 settembre scorso (“Eni, per Saipem riassetto in tre fasi”) avevo provato a ipotizzare lo schema dell’operazione finanziaria futura sulla controllata che Eni vuole deconsolidare. Numerosi lettori mi hanno scritto da allora chiedendomi maggiori spiegazioni e delucidazioni. Provo quindi, sulla base di quanto uscito sulla stampa nelle ultime due settimane e sulla base dei rumors che ho colto negli ultimi giorni tra gli addetti ai lavori, a fare una previsione. Allora: il primo obiettivo di Eni e Saipem, quest’ultima assistita dall’advisor Lazard, sara’ rifinanziare il debito di oltre 5 miliardi che Saipem ha con la casa madre Eni. Questo e’ noto. Ma come lo fara’? L’obiettivo, secondo il mio parere, sara’ costituire un consorzio bancario forte e di qualita’. La squadra migliore, in questi casi, e’ quella che si costituisce mettendo alla testa due banche d’affari internazionali e sotto di loro i principali lender (cioe’ banche commerciali) in circolazione. E’ una mia previsione ma io farei cosi’: sopra due banche d’affari americane come Goldman Sachs e Jp Morgan, che con Eni hanno relazioni storiche, potrebbero ad esempio essere i capofila di un consorzio dove al piano inferiore ci potrebbero essere tutte le maggiori banche commerciali in circolazione: quindi Intesa Sanpaolo-Banca Imi, Unicredit, Mediobanca, Bnp Paribas-Bnl, Deutsche Bank e altre. Insomma, un consorzio nutrito che poi andrebbe a ri-sindacare il debito. Terminata questa fase, dovrebbe iniziare la fase due. Cioe’ quella dell’aumento di capitale per Saipem, che finora dagli analisti e’ stato indicato tra 1,5 e 3 miliardi di euro. In questo frangente dovrebbe entrare in campo il Fondo Strategico Italiano o la Cdp stessa. Rispetto a quanto uscito sulla stampa e rivedendo un po’ la mia posizione rispetto a quanto ho scritto nel recente passato, pero’ credo che in questo caso un aumento di capitale riservato al veicolo statale, che dovra’ difendere l’italianita’ del gruppo, non avrebbe molto senso. Sarebbe infatti meglio, a mio avviso, che Fsi o Cdp comprassero direttamente una quota di Saipem da Eni e che poi, in un secondo momento, partecipassero per la quota di competenza all’aumento di capitale. Vedremo che succedera’. Nel frattempo le discussioni tra Eni, assistito dall’advisor Credit Suisse, e Cdp starebbero continuando.
 

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