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Mr Bee e il Milan, siete complottisti o buonisti?

Pensieri di ferragosto. Con tre quarti degli addetti ai lavori del mondo finanziario in vacanza, i pochi spunti di meta’ estate arrivano da quello che e’ ormai diventato il tormentone sportivo-finanziario dell’anno: cioe’ il riassetto azionario del Milan. Una vicenda, che nel perfetto stile nazional-popolare, ha un po’ di tutto, un mix micidiale per i lettori: calcio, politica, finanza, spiagge dorate della Thailandia, fiduciari svizzeri e, per non farci mancare proprio nulla, donne. Ieri ci ha pensato il settimanale L’Espresso del gruppo DeBenedetti a rinfocolare la vicenda, esprimendo nuovi dubbi sulla provenienza dei 480 milioni con i quali il broker Mr Bee dovrebbe rilevare da Fininvest il 48 per cento del Milan e sostenendo che l’operazione sarebbe sotto lo stretto esame della Guardia di Finanza. Io proprio in questa rubrica, nei mesi scorsi, ho posto una serie di domande riguardo l’operazione, le cui risposte non sono ancora state date: a cominciare dalla segretezza eccessiva sui nomi degli investitori fino alla valutazione folle per il 48 per cento del Milan e al tira e molla sulla trattativa. Ma e’ anche vero che da qui al 30 settembre, quando Mr Bee dovrebbe chiudere l’operazione, questi dubbi potrebbero essere cancellati con la comunicazione dei nomi degli investitori asiatici che (se vogliono spendere una follia fatti loro) diventeranno soci del Milan nella cordata Mr Bee. Insomma, il tormentone potrebbe finire, chiarendo tutto nel migliore dei modi e i tifosi milanisti potranno sognare investimenti per rafforzare la squadra. Ma se questo non dovesse avvenire? In questo caso, come ha indicato ieri L’Espresso, e’ si’ possibile che l’operazione, il giorno dopo che i soldi saranno arrivati, finisca sotto i riflettori della Guardia di Finanza. Detto questo, mi pare di capire, esistono due correnti di pensiero nel mondo sportivo-finanziario. Quella, scusate la parola cosi’ abusata, dei complottisti, quelli che fiutano l’intrigo internazionale nell’acquisto del 48 per cento del Milan da parte di Mr Bee per 480 milioni. Poi l’altra corrente di pensiero: quelli che si’ considerano la valutazione elevata, ma che tutto sommato credono sia realistico che grandi investitori asiatici vogliano diventare azionisti di un club blasonato come il Milan. Insomma, per questi ultimi non c’e’ nulla di strano e anzi non comprendono questa polemica facendo anche riferimento alle operazioni concluse da Thohir sull’Inter e da Pallotta sulla Roma, dove tutto e’ filato liscio come l’olio, senza paventare alcun intervento della Guardia di Finanza come ha fatto L’Espresso. Ma diamo qualche dettaglio in piu’ a favore dell’una e dell’altra posizione. 1) Per i cosiddetti complottisti, come appunto l’Espresso, l’operazione non e’ chiara, a cominciare dall’anonimato degli investitori. Tutto ruoterebbe, sempre secondo il settimanale, attorno a personaggi legati a Berlusconi come l’uomo d’affari Pablo Dana, il commercialista fiduciario di Lugano Gerardo Segat e Licia Ronzulli, ex-infermiera salita prepotentemente sulla scena politica in Forza Italia e arrivata al Parlamento europeo dove si occupa di tematiche asiatiche. Tutti e tre, in questi mesi, sono stati indicati come consiglieri, advisor, consulenti finanziari di Mr Bee. Inoltre, sempre secondo L’Espresso, sarebbe stata orchestrata una campagna di fine comunicazione per creare un fenomeno mediatico sull’evento sportivo e per distogliere i riflettori da altre vicende. Un punto in piu’ lo aggiungo io: lo scoop sulla trattativa di Mr Bee e’ stato fatto all’inizio da Repubblica e da Sky, cioe’ il giornale e la tv della famiglia DeBenedetti e dei Murdoch, che certamente storicamente non hanno relazioni idilliache con la galassia Berlusconi. Da notare che proprio L’Espresso, settimanale gemello di Repubblica, ha lanciato un’ipotesi opposta. 2) Per i, chiamamoli, buonisti l’operazione ha invece grande senso. Il Milan ha una platea enorme di tifosi in Asia. Ovvio che siano interessati degli investitori, anzi strano che non ci abbiano pensato prima. E poi sull’operazione lavora una banca seria come Citic, colosso bancario del governo di Pechino, e lo stesso Mr Bee ha compiuto una super due diligence sul Milan con consulenti noti.
Arriviamo dunque al gran finale. Entro il 30 settembre si sapra’ come la vicenda andra’ a concludersi. Ci si aspetta un po’ di chiarezza. Ma prima di arrivare a quel giorno, da questa rubrica lancio questo sondaggio in chiave ferragostana. Voi da che parte siete? Siete complottisti o buonisti? Si attendono commenti (con limiti di decenza e rispetto alla liberta’ di pensiero).

 

  • aldo |

    negli ultimi anni sono stati fatti decine di leggi per far rientrare i capitali all’estero, in forma anonima e senza tanto patire e berlusconi invece avrebbe bisogno di mettere in piedi questa pantomina, cedendo il milan, inserendo cinesi nel consiglio di amministrazione e banche del governo cinese, inventandosi una penetrazione nel mercati asiatico e magari pure una quotazione in borsa, per far rientrare 480 milioni di euro ? il tutto con un’operazione che sarà storica sotto gli occhi di tutto il mondo e della guardia di finanza ? va bene che non si sa più come vendere i giornali e tutto fa brodo ma siamo ai livelli delle scie chimiche e delle twin towers buttate giù da Bush.

  • mat |

    Io credo che siamo in Italia,e che le elezioni si stiano avvicinando e siano necessarie grandi quantità di denaro per fare girare la macchina della propaganda..Chi ha dei capitali occulti all estero per farli rientrare qualcosa deve inventarsi ad esempio sopravvalutare beni o servizi che amici e fiduciari provvederanno a comperare dietro adeguato compenso.. esistono fior di precedenti mi pare.

  • davide |

    ci sono troppi aspetti poco chiari, quindi complottista

  • Hermann Bollinger |

    Complottista, ma sarei ben lieto di essere smentito dai fatti.

  • Roberto |

    Sarà la Guardia di Finanza ad effettuare tutti i controlli dovuti. Comunque, parlando di Pallotta non dimentichiamo che la trattativa è stata coordinata da UNCREDIT che è una delle prime banche in Italia per cui il controllo da parte della Guardia di Finanza sarebbe stato inutile

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