Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Per Wind-3 doppia ipotesi di quotazione: Milano o Londra

Archiviata, almeno con i comunicati ufficiali, la fusione tra Wind e 3 Italia, ora inizia la fase più difficile: quella dell’integrazione e della creazione di 5 miliardi di sinergie, un periodo terminato il quale la società dovrebbe sbarcare in Borsa. Le banche d’affari, secondo le indiscrezioni, avrebbero proposto due progetti di quotazione: a Piazza Affari e, in alternativa, a Londra. L’Ipo nella City si spiegherebbe con la forte impronta europea che hanno le due società che, seppure attive sul mercato italiano, sono controllate da due colossi che a Londra hanno il loro centro operativo : cioè VimpelCom e Ck Hutchison. Tanto che le trattative per la fusione tra Wind e 3 si sono svolte quasi interamente all’estero senza passare dall’Italia. L’Ipo, secondo Reuters, potrà essere realizzata attraverso la cessione di azioni da parte delle controllanti, che in questo caso detengono il 100% della società, o con nuovi titoli emessi in seguito a un aumento di capitale. La quotazione sarà un modo per recuperare liquidità. Per le due società il problema maggiore sarà infatti quello del «deleveraging», cioè la riduzione del debito complessivo. La joint venture paritetica che porta alle nozze di Wind e 3 Italia porta in dote da parte della casa madre Hutchison 200 milioni di cash: 3 Italia è infatti libera da debito mentre Vimpelcom apporta Wind con il suo debito attuale (10,1 miliardi nel secondo trimestre 2015, buona parte dei quali eredità del leverage buyout di Naguib Sawiris). È stato calcolato per il nuovo gruppo un rapporto di 4,9 volte il debito netto su ebitda e un rapido deleverage nei prossimi 3 anni con l’obiettivo di arrivare a 3 volte. Per il resto Wind-3 dovrà crescere sia in termini di giro d’affari sia di redditività: per ora si presenta con una valutazione di 21,8 miliardi di euro (in termini di asset), con ricavi congiunti per 6,4 miliardi, un ebitda consolidato di oltre 2 miliardi, una quota di mercato mobile complessiva pari al 33,6% e al 37,6% nel segmento consumer. Il management dunque, prima della possibile Ipo, dovrà lavorare tre fronti principali: quello della creazione di sinergie, sulla riduzione del debito e infine sulla creazione di nuove fonti di ricavi. Secondo diversi osservatori si tratta di un lavoro complesso che potrebbe richiedere parecchio tempo.