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Salvataggio Moby al bivio, una crisi esclusivamente finanziaria

Richiesta di concordato al Tribunale, acquisto della maggiore compagnia di traghetti di Stato Tirrenia con un debito di 180 milioni tuttora esistente, lite in corso con gli obbligazionisti che hanno sottoscritto il bond da 300 milioni, finanziamenti ai partiti, pagamenti alla Casaleggio Associati e al blog di Beppe Grillo, più altre spese per l’acquisto di case, affitto di auto di lusso e jet privati.

A leggere le quasi 180 pagine della domanda di concordato per il gruppo Moby ci si perde in un infinito flusso di informazioni. Come è noto il gruppo Moby ha infatti richiesto il concordato per la compagnia dei traghetti della Balena azzurra. Mentre è stata chiesta per la controllata Cin-Tirrenia una procedura di 182 bis, però bocciata dai commissari di Tirrenia (ancora creditori di 180 milioni), così che il giudice ha dato tempo fino al 6 maggio prima di portare avanti l’istanza di fallimento.

La vicenda è dunque complessa, molto complessa. Come spesso accade in Italia saranno ora i tribunali a decidere cosa fare: in corso c’è anche un’inchiesta sui finanziamenti ai partiti. Più appunto due procedure di salvataggio: una per Moby e l’altra per Cin-Tirrenia. Un aspetto è però chiaro dalla montagna di carte a disposizione. La causa della crisi di Moby-Cin non è industriale ma esclusivammente finanziaria. Tutto nasce infatti dalla necessità di rifinanziare alcuni anni fa l’acquisizione della quota Clessidra per 75 milioni a cui si aggiunsero i 110 milioni per l’acquisto di Cin (con altri 180 milioni di debito residuo con l a.s. di Tirrenia).

A quel tempo la compagnia degli Onorato avrebbe potuto finanziare tutta l’architettura dell’operazione con altri strumenti finanziari, ma invece venne deciso di emettere un mega-bond, che oggi pesa come un macigno sul gruppo. L’obiettivo, a quel tempo, era anche fare competizione al gruppo Grimaldi su alcune rotte, mossa che però affiancata agli sbagli finanziari ha portato alla situazione attuale. La prossima tappa nel sofferto salvataggio sarà il 6 maggio, fra 10 giorni, quando il giudice del Tribunale di Milano valuterà se concedere il 182 bis per Cin-Tirrenia oppure se accettare l’istanza di fallimento presentata dal Pm Roberto Fontana.