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Autostrade italiane al riassetto: dopo l’Opa Astm, arriva l’offerta di Cdp per Aspi

Grandi manovre nel settore delle autostrade e delle infrastrutture italiane. A dimostrazione dell’appetito per questo genere di asset. L’attesa offerta vincolante di Cdp, insieme ai fondi Blackstone e Macquarie, per l’88,06% di Aspi è pronta per essere inviata ad Atlantia. La proposta è all’esame del cda di Cassa, la cui riunione rimane aperta e si riaggiorna a domani, nel pomeriggio, per consentire le decisioni di tutti i membri del consorzio. Dopo il via libera, l’offerta potrà essere spedita alla holding che controlla la concessionaria entro il termine stabilito del 24 febbraio. Si tratterà dell’offerta finale di Cdp, dopo diverse proposte preliminari presentate.

La palla sarà poi nelle mani di Atlantia (un Cda sarà convocato nei prossimi giorni), che già solo nell’attesa del board di Cassa ha brillato in Borsa, con una giornata sprint chiusa a in rialzo del 4,62% a 15,75 euro.

La nuova offerta di Cdp per Aspi, arriva proprio nel momento in cui il settore in Italia è di fronte a un riassetto. Oggi in Borsa ha fatto il botto Astm. Il titolo ha chiuso con un balzo del 27,63% a 25,68 euro nella prima seduta di Borsa dopo l’annuncio dell’Opa di Naf 2 (Nuova Aurelia Finanziaria 2, 60% gruppo Gavio e 40% Ardian) a 25,6 euro. Scambi fiume per 3,86 milioni di pezzi passati di mano, pari a oltre 28 volte la media giornaliera mensile a al 2,74% del capitale. Il premio riconosciuto dell’offerta pubblica di acquisto è pari al 28,8% rispetto al prezzo di venerdì scorso e del 36,3% sulla media ponderata degli ultimi 6 mesi. In caso di adesione totalitaria all’offerta (dove unico Advisor e finanziatore è Jp Morgan) l’esborso sarà di oltre 1,71 miliardi di euro. Oggetto dell’offerta è la quota del 47,638% di Astm non ancora in mano alla famiglia Gavio e al fondo Ardian.

Tornando ad Aspi, la nuova offerta segna un nuovo step in una trattativa che si trascina ormai da oltre sette mesi. Dopo due offerte preliminari e un aggiornamento, c’è ora l’attesa offerta vincolante. In linea con la richiesta (“un’offerta vincolante e non soggetta a condizioni di sindacazione o finanziamento”) fatta da Atlantia il 5 febbraio nel concedere l’ennesima proroga dei tempi. La proposta potrebbe essere vincolata all’approvazione del Pef, fermo al Mit dal 19 novembre (complice anche la crisi di governo), oltre che all’accordo transattivo. Osservato speciale, come sempre, il prezzo. E non a caso è arrivato puntuale il pressing del fondo Tci, secondo azionista di Atlantia, che ha colto al balzo la palla offerta dall’opa sull’operatore autostradale Astm (che pure vola in Borsa, chiudendo a +27,6%, allineandosi al prezzo dell’opa) per ribadire la propria stima di Aspi. “La valutazione che deriva dall’offerta per la quota di minoranza di Astm, più che giustifica la nostra valutazione di 11-12 miliardi per l’88% di Aspi”, ha detto Jonathan Amouyal, partner del fondo, tornando anche a scagliarsi contro le modifiche del Milleproroghe del 2019, introdotte proprio in relazione al dossier Aspi: proprio l’opa su Astm, sostiene Amouyal, dimostra infatti anche che “senza decreti illegittimi, c’è fame di investimenti in infrastrutture in Italia”.

La nuova offerta del consorzio Cdp-Blackstone-Macquarie dovrebbe valutare l’asset sempre in un range tra 8,5 e 9,5 miliardi, ma è possibile che questa volta il prezzo sia nella parte alta della forchetta. Le prime due offerte preliminari del consorzio (entrambe bocciate da Atlantia ritenendo i termini economici non sufficienti) valutavano Aspi 8,5-9,5 miliardi, ma poi l’aggiornamento del 23 dicembre, anche alla luce degli sviluppi giudiziari che hanno portato all’arresto dell’ex a.d. Giovanni Castellucci, collocava il prezzo nella parte bassa della forchetta. Nella nuova offerta lo schema di ingresso di Cassa e soci in Aspi dovrebbe vedere Cassa al 51% insieme ad altri investitori istituzionali italiani, mentre il restante 49% diviso equamente tra i due fondi. Inviata l’offerta, toccherà ad Atlantia decidere. Il cda si riunirà venerdì 26 per valutare i vari aspetti. Il board potrebbe anche decidere di interessare l’assemblea per far valutare la proposta direttamente dai soci. Gli azionisti, se interessati all’offerta, potranno anche decidere di revocare l’iter già avviato della scissione.