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Suning, per l’Inter trattative con Bain Capital Credit. E con Bc spunta l’earn-out

Suning prova a trovare la strada giusta, quella più conveniente, per l’Inter. Il gruppo di Nanchino, secondo le indiscrezioni, si trova di fronte a una svolta: tenere o separarsi dall’Inter? Motivazioni sentimentali non ci sono. Quelle sono argomento per la cronaca rosa. Tornasse indietro Suning non comprerebbe più non solo l’Inter ma nessuna squadra di calcio. Sul bilancio della holding lo sport ha pesato in termini di perdite, in un anno che è stato già massacrato dal Covid e dal crollo del settore immobiliare.

Ma ormai l’Inter è di Suning e quindi il problema è solo economico: accusare una super minuvalenza cedendo il club a un prezzo ritenuto inadeguato oppure tenere la società nerazzurra sperando che una serie di fattori (fine del covid, opzione super Lega, possibile vittoria in campionato, nuovo stadio) ne rivalutino il valore.

Suning starebbe pensando di scegliere la seconda strada. Per questo motivo sta parlando con diversi fondi di debito. Quello in posizione più avanzata al momento è Bain Capital Credit, divisione di Bain Capital che non fa private equity ma è attivo nei finanziamenti e nel settore distressed.

Il piano è ottenere da Bain Capital Credit il rifinanziamento del debito esistente (400 milioni) più una linea ulteriore di prestiti per 150-200 milioni in modo da arrivare a fine anno rispettando le scadenze. Poi c’è anche da liquidare il socio LionRock. C’è il problema delle garanzie. La parte più succosa dell’Inter, cioè quella dei diritti tv, è già in garanzia ai bondholders.

Allora restano due tipi di garanzie: escluse le attività in Cina, che sono sotto controllo del Governo di Pechino, da dare in garanzia c’è solo la holding lussembughese che controlla l’Inter, in un’operazione sullo stile Yonghong Li-Elliott sul Milan. Oppure potrebbero essere date in garanzia le attività che Suning possiede in Giappone.

Ma Suning sta seguendo due strade. La prima quello del prestito. La seconda ancora in auge, quella della cessione del controllo a Bc partners. A che punto è la trattativa: fermo restano il divario tra offerta (750 milioni) e domanda (1 miliardo) ora le negoziazioni sono su possibili earn-out che Bc partners potrebbe garantire a Suning: cioè il pagamento successivo alla vendita di una parte aggiuntiva del prezzo, collegato a certi risultati, in modo che il gruppo cinese non accusi una eccessiva minusvalenza.

La clausola di earn-out è uno strumento di matrice americana, in caso di cessione parziale o totale di partecipazioni. In particolare, attraverso la clausola di earn-out, chi cede vincola il prezzo di vendita alle potenzialità di crescita della società: un prezzo iniziale, fisso, che dovrà essere pagato indipendentemente; un prezzo variabile, cosiddetto earn-out, che varierà a seconda degli obiettivi realmente raggiunti in un lasso di tempo.