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Fondi-Lega Serie A, accordo appeso alle variabili Lotito, De Laurentiis, Barone e Percassi

Per ora è una piccola crepa. Ma non è dato capire se da qui ai prossimi giorni, in occasione dell’assemblea per la votazione, questa piccola crepa potrà allargarsi fino a diventare difficile da superare. Una metafora per capire quello che sta succedendo in Lega Serie A nella trattativa per i diritti tv delle partite del campionato: trattativa che dura ormai da mesi e che ora dovrebbe essere all’epilogo positivo, in quanto i fondi di private equity (Cvc, Advent e Fsi) dovrebbero entrare nella media company dei diritti tv con il 10% e mettendo sul piatto 1,7 miliardi.

Ma il condizionale è d’obbligo perché, in modo per ora riservato, alcuni presidenti si starebbero parlando: Claudio Lotito, il presidente della Lazio, è ormai da mesi contrario a un accordo con i private equity. Avrebbe preferito una forma di finanziamento, anziché di ingresso nel capitale. E lo stesso Aurelio De Laurentiis, che è stato membro del comitato tecnico che ha negoziato con i fondi, starebbe cominciando a fare qualche riflessione: nell’estate scorsa era scettico sull’ingresso dei fondi e avrebbe preferito fare una tv della Lega. Ci sono poi i voti, in dubbio, di Joe Barone, braccio destro di Rocco Commisso alla Fiorentina, e di Luca Percassi dell’Atalanta. Senza dimenticare il voto di Maurizio Setti del Verona, che nel passato si è spesso espresso sulle posizioni di Lotito. Insomma, sembra che qualche voto contrario potrebbe sollevarsi in assemblea la prossima settimana, anche se molto probabilmente il verdetto tranne sorprese sarà a favore dell’ingresso dei fondi. Basta una maggioranza di tre quarti. Tranne che quella piccola crepa non si allarghi.