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Analisti scettici sui benefici della fusione Unicredit-Mps (se non a certe condizioni)

Scetticismo tra gli analisti sulla possibile acquisizione di Mps da parte di Unicredit. Alle condizioni prospettate, potrebbe essere uno svantaggio per Unicredit, tranne che non si venga maggiormente incontro alle esigenze di piazza Gae Aulenti. Insomma, la pressione del Governo sul management del gruppo bancario, non sembra piacere più di tanto al mercato e agli investitori istituzionali, che rappresentano la base dei soci di Unicredit.

Dall’altro lato c’è da ricordare che Mps si trova a dover sostenere il quarto aumento di capitale (che il mercato stima in 2,5 miliardi) negli ultimi dieci anni dopo aver già fatto volatilizzare quasi 12 miliardi di fondi pubblici.

Ma vediamo i commenti. Secondo gli analisti di Banca Akros, l’eventuale uscita di Mustier aumenterebbe le chances di un’acquisizione di Mps da parte di Unicredit e ridurrebbe la probabilità che continui sulla strada dell’incremento dei dividendi e delle operazioni di buyback. L’attuale dibattito all’interno del consiglio – secondo Akros – aumenta dunque l’incertezza sulla strategia della banca e per questo la raccomandazione sul titolo viene abbassata a “neutral” (da “accumulate”), con un target invariato 8,3 euro.

“Il confronto sulla governance – aggiunge Equita Sim – si intreccia quindi con l`eventuale valutazione di un deal con Mps, ipotesi che secondo noi potrebbe rivelarsi neutrale sotto il profilo del rischio e del capitale per Unicredit solo in caso di pieno riconoscimento delle dta (deferred tax asset) di entrambe le banche (circa 3,6 miliardi ciascuna) oltre che con un aumento di capitale di Mps di 2,5 miliardi, scenario che ci sembra difficilmente realizzabile sotto il profilo politico”.

Secondo quanto riportatodalla stampa nel fine settimana, non ci sarebbe unanimità tra le varie forze di governo in merito alla possibilità di trasformare le DTA in crediti fiscali in caso di aggregazione, così come previsto dalla bozza alla legge di bilancio. Tra le varie proposte, sarebbe emersa anche la possibilità di introdurre un cap di 500 milioni all`ammontare massimo di DTA trasformabili. Se questa proposta venisse approvata sarebbe chiaramente negativa per il settore in quanto limiterebbe significativamente il beneficio fiscale derivante dalle fusioni, in particolar modo nei confronti di quei soggetti con maggiori DTA trasformabili (Mps 3,6 miliardi in caso di M&A con Unicredit).

Secondo Credit Suisse, l’aggregazione con Mps si tradurrebbe per Unicredit in un incremento del Rote (return on tangible equity) di 0,6 punti percentuali e in un aumento del 6% del tangible book value nel terzo anno, ma a fronte di un rischio di esecuzione dell’operazione piuttosto elevato. La banca svizzera assume che le sinergie annue di costo siano pari al 40% della base costi di Mps, che i costi di integrazione siano pari a 1,5 miliardi di euro post tasse e che nell’aggregazione ci sia una iniezione di capitale in Mps da parte del Governo italiano di 2,4-2,5 miliardi di euro. In termini di coefficienti patrimoniali, Credit Suisse stima un impatto di 80 punti base sul Cet1 di Unicredit.

  • ETTORE MORETTI |

    Mustier “hombre vertical”. Si prospetta per Unicredit una seconda operazione “Banca Roma”, le cui ferite si leccano ancora…..

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