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Acqua Sangemini, due mesi per salvarla dai debiti e dal lockdown. Il prestito Invitalia

Va ai supplementari il salvataggio di Acque Minerali d’Italia, società finita in concordato in luglio e per la quale si attende ora la presentazione entro fine anno di un piano concordatario al Tribunale di Milano. Il gruppo controlla un marchio noto come Sangemini. I brand delle acque minerali della holding, già in difficoltà da tempo, sono finiti sotto ulteriore pressione a causa del lockdown dei ristoranti, clienti naturali del gruppo all’interno del canale horeca, acronimo di Hotellerie-Restaurant-Café. La situazione di grave crisi è stata con forza denunciata dai sindacati in questi giorni che hanno puntato sulla mancanza di un piano industriale.

Acque Minerali d’Italia è controllata dalla famiglia Pessina e presieduta da Massimo Pessina. Alla holding fanno capo i marchi Sangemini, Norda e Gaudianello, ma anche lo stabilimento lucano di acque minerali di Monticchio Bagni: conta complessivamente oltre 20 brand. Il concordato non è situazione nuova per Sangemini: nel 2014 proprio la famiglia Pessina ha rilevato il marchio dagli armatori di Torre del Greco, Rizzo, Bottiglieri e De Carlini, che erano sotto pressione per i debiti.
Ora la storia si ripete. Si punta a una ristrutturazione debitoria, ma servono risorse fresche. Il gruppo ha debiti totali per circa 175 milioni: quelli finanziari per 70 milioni verso banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit, Unipol, Ifis, Mps. Ma coinvolta con un finanziamento è anche la Invitalia guidata da Domenico Arcuri. Nei mesi passati si era pensato a un cavaliere bianco ed era spuntata San Benedetto. Ma questa ipotesi sarebbe sfumata. Ora il tempo stringe e altri potenziali investitori starebbero esaminando il dossier.

Sull’azienda sarà necessario inoltre una procedura di ristrutturazione del debito in quanto non dispone dei requisiti di grande impresa necessari per entrare in una proceduta del Ministero dello Sviluppo Economico.