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I fondi sul boom della diagnostica polmonare: in tre sul gruppo romano Mir

In epoca di Covid e di emergenza sanitaria, sono le società biomedicali il nuovo target degli investitori in capitale di rischio. È il caso del gruppo romano Mir, azienda nata negli anni 90 e che fa capo a due azionisti privati: cioè Siro Brugnoli e Paolo Boschetti, entrambi provenienti da un altro gruppo del settore, cioè la Cosmed.

Mir opera in un comparto ad alta crescita in questo momento storico: quello della diagnostica polmonare. La società romana è stata uno dei grandi innovatori nel settore della spirometria. L’azienda capitolina, nota per i suoi prodotti, ha lanciato sul mercato una particolare tecnologia: cioè le «smart machine», apparecchi utilizzati in casa per monitorare lo stato polmonare, interfacciandosi con il medico tramite un’applicazione.

Con il Covid e con il lockdown, questi nuovi prodotti hanno avuto un boom di vendite a livello mondiale: un terzo del fatturato di Mir viene generato da questa nuova tecnologia. Attualmente il gruppo Mir ha circa 15 milioni di euro di giro d’affari, con circa 4 milioni di margine operativo lordo. Ma si attende di raddoppiarlo in poco tempo.

Nei mesi scorsi gli azionisti dell’azienda hanno deciso di affidare un incarico a Mediobanca e ai legali di De’ Rossi & Associati, volto all’individuazione di investitori.
Ora il processo sarebbe giunto in una fase due, dopo che nella prima parte si erano fatti avanti una decina di fondi di private equity e qualche gruppo industriale.
Sarebbero stati selezionati tre potenziali investitori, tra i quali due fondi italiani specializzati in Pmi e uno estero. Il processo, secondo le attese, dovrebbe terminare entro fine anno. È prevedibile una valutazione tra i 30 e i 40 milioni di euro, corrispondente a un multiplo compreso tra le 8 e le 12 volte l’Ebitda.

Il nuovo investitore dovrebbe entrare con una quota di controllo (circa il 70%), mentre gli attuali azionisti resteranno in minoranza. Le risorse dei fondi dovrebbero servire a rafforzare la presenza estera: già oggi l’80% del fatturato è prodotto all’estero, in particolare negli Stati Uniti, Regno Unito e Giappone. La crescita sarà sia organica (ad esempio in altre aree come la cardiologia) sia per acquisizioni.