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Diritti del Calcio, l’interrogazione (senza senso) contro i fondi e il rischio wayout per i club

Era almeno da una decina di giorni che circolava nelle redazioni dei giornali la possibile decisione da parte di qualche deputato di presentare un’interrogazione parlamentare contro l’offerta dei private equity sui diritti del calcio italiano. Puntuale è arrivata.

“Apprendiamo da fonti stampa che i diritti televisivi della Serie A potrebbero essere assegnati a fondi speculativi internazionali che hanno proposto offerte vincolanti per entrare in una media company per la loro commercializzazione. Un’ipotesi a nostro avviso pericolosa che rischia di influenzare il campionato di calcio e la sua intera organizzazione. Fratelli d’Italia ha depositato una interrogazione ai ministri Spadafora e Gualtieri per sapere se il Governo sia a conoscenza di tale ipotesi e, nel caso, capire come intenda scongiurare tale rischio al fine di evitare che la logica del profitto condizioni il sistema calcistico”, ha dichiarato il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida.

Fratelli d’Italia ha dunque presentato un’interrogazione urgente al governo sull’assegnazione dei diritti televisivi pluriennalli della Serie A. FdI e altri esponenti di partiti di maggioranza e opposizione chiedono pertanto al governo di valutare se ricorrano gli estremi per l’applicazione al calcio della golden power, ossia dei poteri speciali accordati all’esecutivo per impedire l’ingresso di soggetti esteri sgraditi. Come al solito quando c’è qualche evento finanziario di dimensioni importanti, la politica ci si mette in mezzo. In questo caso ovvio che l’ingresso a gamba tesa sui fondi era prevedibile. Da settimane in Lega non c’è unità sul tema. Secondo le indiscrezioni il presidente della Lazio, Claudio Lotito, fra l’altro candidato di Forza Italia al Senato, sarebbe contrario all’ingresso dei fondi con una minoranza nel calcio. Lo stesso Lotito ha amicizie molto importanti nel mondo politico. E il tutto avviene prima dell’assemblea di domani che dovrà discutere se scegliere (o meno) l’ingresso dei fondi.

Detto questo credo che l’interrogazione parlamentare non abbia alcun senso logico. Non ha senso perché in questo caso la Lega Serie A venderebbe una minoranza (il 10%) ai fondi. Quindi non avrebbe il controllo. Si potrebbe obiettare che la governance sarebbe paritaria: il presidente della newco dei diritti nominato dai club e l’amministratore delegato dai private equity con uguale numero dei consiglieri. Ma anche in questo caso invocare la Golden power non ha alcun senso. Inoltre una delle cordate dei fondi ha come componente Fsi, investitore italianissimo: seppure il gruppo guidato da Maurizio Tamagnini sia totalmente indipendente, ha tra i suoi soci la Cdp. Insomma, l’interrogazione parlamentare sembra essere l’ennesimo pasticcio della politica.

A mio avviso un’analisi seria della vicenda va molto oltre quanto sta succedendo in queste ore, brandendo l’interesse nazionale e il tricolore per il calcio. Il tema da affrontare è finanziario, senza particolari sceneggiate. Domani in Lega, nell’assemblea dei club, bisognerà fare un’analisi complessa ma allo stesso modo semplice in alcuni aspetti. Il calcio italiano è vicino al collasso, lo era già prima del Covid, lo è a maggior ragione ora. Per spiegarla in poche parole le offerte sono di quattro tipi: 1) mantenere tutto come prima affidandosi alle vecchie logiche (magari con un miglioramento economico) e all’intermediazione di gruppi come Wanda. 2) accettare un’offerta di finanziamento con interessi che sarebbero almeno dell’8%. 3) accettare le offerte dei private equity per l’ingresso in minoranza. 4) scegliere la strada delineata da Aurelio De Laurentiis, con una media company della sola Lega Serie A. Cioè farsi tutto in casa.

A mio avviso l’offerta dei fondi sarebbe bellissima ma il condizionale è d’obbligo. C’è infatti un rischio: come si sa i fondi hanno un periodo di investimento in media di 5 anni dopo il quale devono uscire dall’azionariato. In alcuni casi il periodo di investimento può essere superiore ai 5 anni. E’ quella che viene chiamata in gergo finanziario “way out”. Nel caso della media company della Lega Serie A, i fondi potrebbero avere “way out” in tre modi: cedendo la quota a un altro fondo, quotando la media company oppure, terza opzione, rivendendo la stessa quota alla Lega Serie A fra 5 anni. La terza opzione, a mio avviso, non è una strada praticabile. Come farebbero infatti i club a ricomprarsi fra 5 anni, o anche più anni, il 10% dei private equity a un prezzo molto maggiore rispetto agli 1,5 miliardi che ora vengono messi sul piatto dai fondi? Quasi impossibile. Allora si dovrebbe tentare l’Ipo in Borsa oppure la cessione del 10% a un altro fondo. Il Formula One Group, che gestisce i diritti del circuito automobilistico, è stato ad esempio quotato sul Nasdaq. Cvc è stato azionista di Formula One Group per una decina di anni ma poi è comunque uscito cedendo la sua quota.

Conclusione. Senza aver definito a grandi linee prima la way out, potrebbe esserci un rischio per i club. A mio avviso si dovrebbe escludere a priori il pericolo per i club di doversi ricomprare la quota fra 5 anni o più anni. Insomma, vedremo che succederà domani. Ma di sicuro c’è la necessità di scegliere la giusta soluzione per dare ai club del campionato italiano quella linfa necessaria alla sopravvivenza.