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Battaglia su Aspi, il Governo nel mirino dei grandi soci esteri di minoranza

C’è una vicenda che viene sottovalutata in tutta la vicenda Aspi e in relazione alla eventuale revoca della concessione che sarà oggi sul tavolo del consiglio dei ministri. E’ quella delle minoranze, non solo di Autostrade ma anche di Atlantia e di Edizione. In gran parte sono grandi investitori esteri noti in tutto il mondo: Allianz, cioè uno dei maggiori gruppi assicurativi al mondo, Edf Invest (uno dei colossi degli investimenti francesi), Silk Road (gigante cinese delle infrastrutture), il gruppo olandese Dif, per continuare con il fondo di Singapore e Blackrock, il maggior asset manager al mondo, e finire con Goldman Sachs, la maggiore banca d’affari americana.

Allianz, Edf Invest, Silk Road e il gruppo olandese Dif sono infatti soci di Aspi. In Atlantia le minoranze rappresentano invece oltre il 40% del capitale e tra i soci ci sono il fondo di Singapore, Blackrock e tanti altri fondi istituzionali. In Edizione, infine, è socio Goldman Sachs.

Tutto ciò cosa significa? Significa una sola cosa. La revoca della concessione (con possibili conseguenze di default sulle società coinvolte della galassia Aspi) avrebbe un impatto tremendo su grandissimi investitori internazionali, gente che è capace con un click di togliere miliardi di euro di investimenti da un Paese. Significherebbe dire a questi investitori: in Italia non esistono regole,non vengono rispettati i contratti, quindi prendete i vostri soldi e andate a investirli in altri Paesi.

Giusto un anno fa, il primo luglio 2019, cinesi di Silk Road hanno inviato una lettera al Governo italiano (come mostra l’immagine all’inizio dell’articolo) in cui hanno mostrato grande nervosismo sulle possibili conseguenze di una revoca. Silk Road ha investito centinaia di milioni in Aspi che si stanno volatilizzando. Ebbene, secondo quanto mi risulta, il nervosismo di un anno fa verso il Governo italiano dell’investitore cinese (un colosso supportato da Pechino) sarebbe decuplicato dopo le recenti iniziative a Roma.

Detto questo cosa bisognerebbe fare? E’ davanti agli occhi di tutti che la famiglia Benetton non può più restare in Aspi. La vicenda del ponte Morandi (anche se si attendono le risposte della magistratura) è troppo dirompente per consentire una permanenza di Atlantia nella compagine futura e per consentirle di avere voce in capitolo sul futuro di Autostrade. Non è possibile dimenticare i morti e non è possibile dimenticare anni di mancate manutenzioni delle autostrade, ben visibili in queste settimane di code chilometriche sulle autostrade liguri. D’altro canto sul versante politico i 5Stelle, con il loro cieco integralismo, non vogliono sentire ragioni: lo Stato non deve essere socio dei Benetton, neanche con quest’ultimi in minoranza.

Ma la politica deve prendere decisioni sensate e la revoca della concessione non lo è. Lasciamo perdere i Benetton. La revoca colpirebbe decine di grandi investitori esteri di minoranza, con memoria di elefante, che da domani deciderebbero di non mettere più un euro sull’Italia. E il Paese ha bisogno dei soldi esteri come il pane. Cosa fare quindi? La soluzione, a mio avviso, è solo una. Trovare una soluzione finanziaria che permetta ad Atlantia di diluirsi al 30-40% con successive opzioni put and call che consentano nel tempo una uscita definitiva dei Benetton dal gruppo autostradale. Opzioni che consentano il riacquisto delle quote da parte degli altri investitori. Sarebbe un’uscita soft di Atlantia che permetterebbe di contemperare le esigenze degli attuali azionisti e quelle dello Stato. Al contrario la rottura, secca, definitiva e dolorosa, della revoca, oltre a portare gravi conseguenze legali, avrebbe un’eco a livello internazionale poco digeribile per un Paese come l’Italia che deve attrarre investimenti esteri.