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Fsi, il fondo anti-golden power che corre sul dossier Telepass e sui diritti del calcio

Fsi, l’ex-fondo strategico guidato da Maurizio Tamagnini, è diventato nel giro di qualche mese investitore istituzionale assai ricercato nel panorama italiano. Non che non lo fosse già prima, vista la mole di operazioni concluse, da Missoni a Kedrion. Ma l’attivismo negli ultimi tempi sta aumentando.

Fsi (partecipato da Cdp e da diversi fondi sovrani) è stato indicato infatti nel documento di Vittorio Colao per il Governo come uno dei soggetti (assieme a Cdp Equity) che potrebbe fare da pivot nelle operazioni di finanza straordinaria dove in qualche modo c’è da difendere un interesse italiano: c’è da dire che nella nuova normativa della golden power in pratica, in maniera un po’ pasticciata, è stato esteso l’utilizzo dei poteri speciali a quasi tutte le operazioni di fusione ed acquisizione. I primi effetti ci sono stati con i poteri speciali utilizzati sull’acquisizione di Engineering (da parte di Nb Renaissance e Bain Capital), sulla quale in questi giorni è stato ottenuto semaforo verde. Ma i riflettori sono finiti anche sull’acquisizione di Depobank da parte di Banca Farmafactoring, operazione avvenuta con la regia di alcuni fondi di private equity. In realtà c’è da dire che quasi tutti i grandi fondi sono investitori basati all’estero e che quindi l’attuale normativa rischia solo di ritardare nel migliore dei casi, oppure scoraggiare gli investimenti stranieri in Italia. Del resto, dopo l’approvazione della nuova normativa sulla golden power qualche mese fa, all’atto dello scoppio dell’epidemia Covid-19, i grandi investitori internazionali hanno iniziato ad esaminare con i loro avvocati le possibili conseguenze sulle operazioni di acquisizione in Italia.

Ma tornado a Fsi c’è da giurare che la sua discesa in campo diventerà elemento ricorrente. La sua presenza nelle operazioni potrebbe infatti assumere un significato strategico: garantirebbe infatti una percentuale di italianità e potrebbe evitare lunghe procedure legali in seguito all’utilizzo di poteri speciali da parte del Governo.

Questa introduzione al tema, serve ad arrivare a due fatti concreti dove Fsi è chiamato in causa in quanto in un futuro più o meno vicino il Governo (stimolato dal sacro fuoco dei 5 Stelle) potrebbe sbandierare i poteri speciali del golden power. Da una parte infatti c’è Telepass ma dall’altra anche l’asta sui diritti tv del calcio italiano.

Vediamoli. L’asta Telepass, controllata di Atlantia, sta ormai procedendo a grandi passi verso la fase delle offerte vincolanti previste ad inizio agosto. Gli advisor Goldman Sachs, Banca Imi e Mediobanca stanno gestendo il processo per conto di Atlantia. In gara, per diventare partner, ci sono soltanto fondi di private equity: lo svizzero Partners Group, un consorzio formato da Warburg Pincus e Neuberger Berman, e infine una cordata con tre soggetti, cioè i fondi Bain Capital, Advent e Fsi. Secondo alcuni osservatori vicini alla situazione, proprio quest’ultimo consorzio sarebbe favorito per diventare socio di minoranza. Per due ordini di motivi: Bain Capital e Advent hanno già grande esperienza di sistemi di pagamento. In Italia possiedono il gruppo Nexi. A molti non è inoltre sfuggito che tra i soci di Fsi, oltre a diversi fondi sovrani del Far Est e del Golfo Persico, c’è anche Cdp, la Cassa Depositi e Prestiti che a propria volta dovrebbe entrare nella partita Aspi.

Altra operazione in corso è quella della vendita di una quota azionaria della media company del calcio italiano. In corsa per quest’ultima ci sono esclusivamente fondi esteri (Cvc, Bain Capital, Advent e altri) e c’è da scommettere che anche sull’amato calcio tricolore qualche esponente politico tirerà fuori la difesa dell’italianità. Così i fondi esteri, che non sono sprovveduti, stanno correndo ai ripari e il possibile ingresso in campo di Fsi diventa una discriminante. Quest’ultimo non avrebbe ancora scelto con chi allearsi, ma il suo ingaggio in cordata potrebbe diventare elemento di successo.