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I fondi ricevono il semaforo verde dal Governo su Engineering

I fondi vanno al closing su Engineering (il prossimo 23 luglio) e superano l’ostacolo golden power. Secondo indiscrezioni i legali dei fondi di private equity azionisti avrebbero dato le rassicurazioni necessarie alla conclusione della transazione, superando quindi i paletti posti a livello governativo.

Nel consiglio dei ministri del 7 luglio è infatti stato deciso l’utilizzo dei poteri speciali per alcune operazioni: tra cui l’Opa lanciata dalla giapponese Agc sulla MolMed, ma anche operazioni puramente di private equity, come l’acquisizione di Depo bank, controllata da Advent, Bain Capital e Clessidra, da parte della quotata Bff Banking, partecipata da Centerbridge. Nella lista era finita anche l’acquisizione del controllo di Engineering da parte di Centurion, società che fa capo a Bain e Nb Renaissance. I venditori sono la stessa Nb Renaissance che reinveste e Apax che esce dal capitale. Alla fine del riassetto azionario Nb Renaissance e Bain avranno il 50% del capitale a testa.

Engineering, secondo i rumors, avrebbe dunque superato l’esame e avuto il semaforo verde. C’è però da fare un discorso più generale: di sicuro, per come è stato scritta, la normativa sulla golden power rischia di ritardare l’attività di M&A e dei private equity, che sono oggi tra i pochi investitori che hanno soldi freschi da investire sul tessuto produttivo italiano.

Se è vero infatti che i poteri speciali hanno un indubbio senso di difesa dell’italianità per alcune aziende (come ad esempio nel caso dell’Opa della giapponese Agc sulla Molmed è giusto chiedere delle garanzie) e per il know how e la tecnologia tricolore, non è altrettanto vero che il golden power può riguardare quasi tutta l’attività di passaggio proprietario di aziende e quasi tutti i settori.

Per come è stata scritta la normativa rischia di finire in un pasticcio del Governo (pressato dal sacro fuoco dei 5Stelle) che così, al di là delle buone intenzioni iniziali di difesa di aziende strategiche, rischia di bloccare o quantomeno ritardare l’attività dei grandi investitori internazionali in Italia. Gli unici, ripeto, che hanno soldi veri da investire.