Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
1070008-kyuh-1020x533ilsole24ore-web

Il Cda di Ubi boccia su tutta la linea l’offerta di Intesa Sanpaolo: ora la parola passa al mercato

Ora la parola passa al mercato, agli investitori istituzionali e agli enti soci di Ubi Banca. Ma la certezza è soltanto una: la parola passa al mercato, per avere un verdetto, nell’assoluta divisione fra i fronti contrapposti. Il cda di Ubi Banca ha bocciato l’offerta pubblica di scambio lanciata da Intesa Sanpaolo. Il Cda ha rispedito al mittente l’offerta. Il consiglio ritiene che l’ops “non concordata con l’emittente, non sia conveniente per gli azionisti di Ubi Banca”. Ma la bocciatura è su tutta la linea: non congrua come prezzo, minaccia per il territorio e l’occupazione, volta ad eliminare un concorrente.

Il prezzo. Ubi Banca è da valutare almeno 4,4 miliardi di euro, cioè 1,1 miliardi in più rispetto al corrispettivo riconosciuto dall’offerta di scambio di Intesa Sanpaolo. E’ quanto si legge nel documento approvato dal cda relativo al giudizio di congruità dell’ops di Intesa. In base alle valutazioni fatte dagli advisor finanziari del cda, il concambio mediano tra azioni Ubi e azioni Intesa è a 2,28 a fronte degli 1,7 di Intesa Sanpaolo per ogni azione Ubi – scrive il cda. “Assumendo a livello prudenziale” il valore mediano dei concambi – osserva il cda – “si evidenzia che il corrispettivo monetario riconoscibile agli azionisti di Ubi Banca in base al prezzo ufficiale delle azioni Intesa Sanpaolo al 26 giugno 2020 (ovvero 1,679 euro), è pari a 3,819 per azione Ubi, o 4,4 miliardi per la totalità delle Azioni Ubi emesse”. Tale concambio – continua il cda – “implica un rapporto di prezzo su patrimonio netto tangibile di 0,55x, mentre – secondo il Corrispettivo (pari a 1,7x) – gli azionisti di Ubi Banca riceverebbero 2,854 euro per azione Ubi per un corrispettivo totale di 3,3 miliardi, il quale implica un rapporto di prezzo su patrimonio netto tangibile di 0,41x”.

L’eliminazione di un concorrente. Intesa Sanpaolo con la sua offerta su Ubi “vuole eliminare un concorrente senza però andare a modificare la posizione di Intesa in Europa: l’operazione va a svantaggio degli stakeholder di Ubi perchè Intesa assumerà una posizione dominante ed è pericolosa per il tessuto economico dei territori in cui Ubi opera” lo ha detto la presidente di Ubi Banca Letizia Moratti spiegando il no del cda. “Tutti i rischi saranno pagati dagli azionisti di Ubi” aggiunge mentre ricorda che “gli azionisti che non aderiranno saranno garantiti”. Secondo il Cda, lìofferta di Intesa Sanpaolo non ha inoltre “valenza industriale in quanto comporterebbe la disgregazione di Ubi”. L’Offerta attraverso la prevista cessione del “ramo bancario e dei rami assicurativi, non ha alcuna valenza industriale, apparendo maggiormente orientata al conseguimento dei benefici finanziari derivanti dalla contabilizzazione del goodwill negativo e all’eliminazione di una realtà bancaria, quale è Ubi Banca, in grado di esercitare una significativa pressione concorrenziale su Intesa Sanpaolo”.

L’insostenibilità dei dividendi promessi. “Il flusso di dividendi di Intesa Sanpaolo negli ultimi anni è stato significativamente alimentato anche da operazioni straordinarie, per loro natura non ripetibili in prospettiva”. E’ questa una delle osservazioni del consiglio di amministrazione di Ubi nel valutare i target reddituali e i flussi di dividendi prospettati dai piani industriali di Intesa Sanpaolo. Oltre a puntare il dito sulla sostenibilità dei dividendi, il cda osserva anche che “una parte significativa dei ricavi di Intesa Sanpaolo è legata ad attività particolarmente volatili e connesse all’andamento del mercato quali le attività di trading (11% dei ricavi di ISP nel 2019 e 20% nel primo trimestre 2020), che, per propria natura, potrebbero generare un flusso di ricavi non stabile e costante nel tempo”. Inoltre, Intesa “ha rivisto al ribasso e per importi molto rilevanti – anche prima di, e a prescindere da, l’insorgere della pandemia da COVID-19 – i target reddituali e i flussi di dividendi annunciati al mercato e ha, da ultimo, modificato le modalità di rappresentazione dell’entità dei dividendi futuri”. Appare, quindi, evidente – conclude il cda – “l’aleatorietà dei target reddituali e dei flussi di dividendi prospettati da Intesa Sanpaolo e, pertanto, dei benefici conseguibili dagli Azionisti di Ubi Banca che aderissero all’ops”.

L’offerta non concordata. È proprio la natura non concordata dell’offerta ad aver reso “impossibile a Intesa Sanpaolo di evitare quelle rischiosità che, conseguentemente, non “esisterebbero o sarebbero state in ogni caso mitigate qualora l’offerente avesse potuto godere di un più ampio patrimonio informativo, così da definire, anche congiuntamente al management di Ubi Banca, un preventivo e adeguato piano di integrazione, organizzandone puntualmente le priorità e le tempistiche e individuando le misure idonee a far fronte ad eventuali criticità”, conclude il cda di Ubi Banca.

Le incertezze sull’occupazione. Sussistono rilevanti incertezze in merito agli “effetti dell’eventuale successo dell’Offerta pubblica di scambio sui “livelli occupazionali del gruppo Ubi Banca”. Lo rileva il consiglio d’amministrazione di Ubi Banca. La documentazione sull’Offerta non chiarisce “né come saranno distribuite le uscite volontarie annunciate dall’offerente tra i perimetri di Intesa Sanpaolo, Bper e Ubie Banca, né le aree geografiche interessate dalle uscite volontarie e dalla nuove assunzioni compensative, né tantomeno quale sarà la sorte del personale impiegato nelle 501 filiali di Ubi Banca oggetto di cessione a Bper e alle 17 ulteriori Filiali UBI oggetto degli Impegni di Intesa Sanpaolo”.