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Cercasi mascherine per Arcuri, il manager con un occhio al foggiano, a Conte e a Mediocredito Centrale

Le polemiche infinite che colpiscono anche oggi il commissario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri riportano i riflettori sulla sua nomina da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Attuale amministratore delegato di Invitalia, due mesi fa gli sono stati affidati ampi poteri di deroga per rafforzare la distribuzione di strumenti sanitari. Un manager con relazioni politiche ben radicate, con un legame datato con il presidente del Consiglio (e con la sua terra, il foggiano) e altri centri di potere come il Mediocredito Centrale.

Dopo aver criticato “i liberisti da divano, che sorseggiamo cocktail”, rei di aver puntato l’indice sulle mascherine da 50 centesimi introvabili, ecco che la querelle sulle mascherine riscoppia con tutta la sua potenza: le mascherine non si trovano da nessuna parte, anche oggi, malgrado le mirabolanti promesse.

Ed ecco così il via allo scontro tra il Commissario per l’Emergenza, Domenico Arcuri, e Federfarma. Secondo l’associazione dei farmacisti, “nella quasi totalità delle farmacie dove sono state consegnate a prezzo calmierato, per esempio a Roma, le mascherine chirurgiche sono già finite. Non sono state ancora consegnate in altre grandi città come Milano e Torino e c’è ancora stallo sulla carenza di mascherine“. Lo ha dichiarato Marco Cossolo, presidente di Federfarma, ricordando che “i farmacisti sono disponibili alla vendita, ma le ingenti quantità promesse, affinché queste ultime fossero nella disponibilità delle farmacie, purtroppo non sono arrivate. Su questo siamo punto e a capo”. Netta la replica di Arcuri che conferma la bontà della scelta del governo di calmierare i prezzi “nell’esclusivo interesse dei cittadini”.

E oggi le polemiche travolgono Arcuri anche sui reagenti per i tamponi. Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori reagisce così su twitter alle ultime notizie: “Tre mesi dopo l’inizio dell’emergenza Covid il commissario Arcuri avvia una gara per l’acquisto di reagenti da aziende nazionali e internazionali. Quindi è vero: i 5 milioni di tamponi che il governo si accingeva a spedire alle Regioni erano solo bastoncini”.

Ma chi è Arcuri? Il manager lavora da un centro di potere come Invitalia. Ha relazioni durature con l’attuale mondo politico italiano. Calabrese, 49 anni, laureato alla Luiss, è molto vicino all’area del foggiano, terra di nascita del premier Conte. C’è ancora chi se lo ricorda nell’agosto dello scorso anno a Foggia con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, per la firma dell’avvio ai cantieri dei 40 interventi finalizzati al rilancio e allo sviluppo del territorio della Capitanata nel foggiano per complessivi 280 milioni, con il coinvolgimento di Invitalia. Quest’ultima, del resto, è una formidabile creatrice di relazioni, data la sua nuova missione voluta dal Governo di cavaliere bianco nei salvataggi. Invitalia, come da strategia dei 5Stelle, è stata tirata in ballo come regista del mondo finanziario italiano: per il salvataggio di Alitalia e anche della Popolare di Bari. Per l’istituto pugliese è sceso in pista anche il Mediocredito Centrale, controllata a propria volta di Invitalia, il cui amministratore delegato è Bernardo Mattarella, nipote del presidente della Repubblica.