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Ops Ubi, il primato di Intesa Sanpaolo in Italia e il confronto con la realtà bancaria francese

Ho qualche dubbio che l’operazione di acquisizione di Ubi da parte di Intesa Sanpaolo sia un vero vantaggio per il sistema bancario italiano. Mentre sono sicuro che sia un grande vantaggio competitivo per Intesa Sanpaolo stessa. Quest’ultima ora, se ci sarà il via libera su Ubi Banca, potrebbe lasciare un oceano di distanza tra sé e gli avversari: quindi Unicredit e BancoBpm. Diventerebbe la quarta banca per dimensioni in Europa (48 miliardi), dopo colossi come Hsbc 143 miliardi di euro), Bnp Paribas (67 miliardi), Santander (65 miliardi). Ma questa grandezza deriverebbe soltanto dalla presenza e dalle masse gestite in Italia. All’estero infatti sia Ubi Banca sia Intesa Sanpaolo non hanno grandi asset.

Il problema su cui ragionare è appunto soltanto uno: quanto conviene alle aziende e ai privati risparmiatori che ci sia una banca così forte in Italia? Se guardiamo ad altri Paesi come la Francia, quindi paragonabile a noi (malgrado abbia aziende più grandi), la situazione è diversa: ci sono almeno 3 gruppi di grandi dimensioni, senza dimenticare le banche medie: cioè Bnp Paribas, Credit Agricole e Societe Generale.

In Italia, soprattutto alla luce della strategia poco “italiana” di Unicredit e dell’incertezza di Banco Bpm nelle mosse, la situazione sta andando verso un’egemonia assoluta di Intesa Sanpaolo. Colpa anche di quel tessuto di banche popolari che non si sono mai mosse in questi anni, pensando che il piccolo sia sempre redditizio, ma che potrebbero ora trovarsi a dover competere con realtà troppo grandi per loro.

Ovviamente l’operazione per Intesa Sanpaolo è strategica: assume dimensioni e attività gestite sempre più rilevanti in un settore dove la marginalità si abbassa e dove è importante creare sinergie. Elimina poi un concorrente (anche il brand Ubi verrà cancellato) ed entra in una zona geografica ricca, dove peraltro era già ben presente, come il bergamasco e il bresciano.

Ma mi chiedo se sarà contenta la clientela privata di Bergamo e Brescia oppure le aziende del territorio che si ritroveranno una presenza massiccia di Intesa Sanpaolo e uno scarso ventaglio di alternative bancarie. Forse un rafforzamento di Bper che acquisirà filiali. Certo la filiale fisica, con il canale online, diventa sempre meno strategica, ma è pur sempre una fonte di certezze per la clientela.

Mi chiedo anche se la soluzione migliore per il sistema bancario italiano, non sarebbe stata forse una fusione di altro tipo: quella, che aveva grande senso industriale, tra BancoBpm e Ubi Banca stessa che avrebbe finalmente creato un altro gruppo di dimensioni adeguate e almeno tre gruppi bancari in grado di suddividersi il mercato italiano. Avrebbe avuto senso anche una fusione alla pari tra Ubi e Bper. Tutte domande che a questo punto, con l’operazione ormai lanciata, potrebbero diventare retoriche. Ora in ogni caso la palla è agli azionisti di Ubi che dovranno valutare la congruità dell’offerta.

  • habsb |

    dr. Festa

    non sono poi cosi’ sicuro che le grandi dimensioni siano benefiche per una banca italiana
    In primo luogo abbiamo esempi di banche europee di grandi dimensioni che affrontano problemi gravi e drammatici, come HSBC e Santander, e Société Générale
    Abbiamo invece esempi di banche elvetiche di dimensioni medie che continuano a prosperare.
    Il paesaggio bancario europeo è fortemente sovraffollato, sovraregolamentato e scarsamente significativo rispetto ai colossi americani e cinesi.
    Inoltre i governi si intromettono continuamentee non lasciano operare la libera competizione del mercato.
    E’ dunque inutile la corsa al gigantismo, meglio fare come le cantonali o le private svizzere che senza dare nell’occhio continuano a macinare utili.

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