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Illy Caffè cerca un partner: le chance di Goldman Sachs per ottenere il mandato

Il Sole 24 Ore lo aveva anticipato ai primi di novembre dello scorso anno. Illy Caffè cerca un partner di minoranza con il quale sviluppare la rete retail. A quel tempo l’indiscrezione era stata smentita dall’azienda: “Illycaffe non intende cedere a investitori una quota di minoranza della società di famiglia. Il manager aveva inoltre negato che il gruppo stesse valutando operazioni straordinarie”.

Ma come sempre capita in questi casi, la notizia era vera. Confermata dalle dichiarazioni di oggi di Andrea Illy a Londra: Illy Caffè cerca un partner con il quale avviare una “sinergia operativa più che finanziaria” per aumentare sensibilmente la rete retail negli Stati Uniti con investimenti “stimati” per 200 milioni di dollari nei prossimi anni. Oggi sono venti i punti Illy negli Stati Uniti. A breve, continuano le agenzie di oggi, la Illy nominerà una banca advisor perché con il suo network faciliti l’individuazione di
un partner. Tre sono le soluzioni che prospetta Andrea Illy con un alleato, che potrebbe anche diventare un effettivo co-investitore: joint-venture, partecipazione nella Illy Nord America oppure l’ingresso nella casa madre con una partecipazione minoritaria.

In realtà, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, ci sarebbe già una primaria banca d’affari americana molto avanti nell’assegnazione dell’incarico: sarebbe infatti Goldman Sachs.

Di seguito l’articolo uscito il 1 novembre 2018.

Grandi manovre nel settore del caffè. Sotto i riflettori è l’impero triestino dei fratelli Illy, tra il business storico del caffè e le altre attività: cioccolato (Domori), vino (Mastrojanni) e tè (Dammann Frères). Oggi il gruppo è suddiviso tra i quattro fratelli: Riccardo, azionista con il 23% del capitale con la stessa percentuale di quote per i fratelli Andrea e Anna ai quali si somma un ulteriore 20% al quarto fratello Francesco, mentre il 10% è nelle mani della madre Anna Rossi.
Secondo indiscrezioni la famiglia starebbe ragionando su un riassetto, che potrebbe prevedere l’ingresso di soci finanziari sia nella Illy Caffè sia nella sub-holding, in via di costituzione, dove dovranno confluire i marchi Domori (cioccolato), Mastrojanni (vino), Dammann Frères (tè), in quest’ultimo caso con l’obiettivo di farla crescere e poi portarla in Borsa. Proprio Riccardo Illy è al lavoro sulla sub-holding.
Ma la Illy Caffè resta il dossier più delicato. Il business storico della famiglia ha appena conosciuto una tappa importante. Illycaffè è infatti entrata nel mercato delle capsule da caffè compatibili con Nespresso attraverso un accordo di licenza con uno dei big del settore, la tedesca Jab, la quale produrrà capsule in alluminio e le distribuirà in tutto il mondo mentre il marchio di italiano si occuperà della commercializzazione nella Penisola. Illy caffè ha chiuso il bilancio 2017 con un fatturato consolidato a 467 milioni (+1,4%), margine operativo lordo (Ebitda adjusted) a 68 milioni di euro (+4,2%), e utile netto adjusted a 15,4 milioni (+1%). L’azienda esporta per il 65 per cento del fatturato: anche nelle Americhe e in Cina, dove l’export è aumentato del 16%. In crescita anche anche il canale retail internazionale che conta, tra franchising e proprietà, 244 negozi (167 illy Caffè e 77 illy Shop). E proprio sul fronte retail c’è da chiedersi quale saranno le mosse, soprattutto alla luce dell’ingresso sul mercato italiano del colosso Usa Starbucks. Fino ad oggi la famiglia ha sempre rifiutato le avances di potenziali compratori e anche il progetto di quotazione in Borsa. Ma sarebbero sotto esame le manifestazioni d’interesse di fondi di private equity e fondi sovrani, che si sarebbero detti pronti a investire in minoranza nella Illy caffè con un orizzonte temporale di medio lungo termine e una strategia paziente: partner finanziari, come ad esempio fondi come Temasek e Gic, che potrebbero iniettare nuove risorse per lo sviluppo e la crescita per far fronte appunto a multinazionali come Starbucks e Nestlè.