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Nuova offerta di Bluestar per il salvataggio Cavalli: sul piatto 110 milioni e il 182 bis

Due strade differenti da percorrere: una che porta al concordato, con l’ingresso di un cavaliere bianco, l’altra che passa sempre dal Tribunale, ma con la richiesta di una procedura protettiva come il 182 bis.
Sono due le opzioni per il salvataggio della Roberto Cavalli, azienda che fa capo attualmente a Clessidra ed ad altri investitori in minoranza.
La prima strada è, per ora, quella in corso di svolgimento. Entro i primi di agosto il Tribunale di Milano si attende una proposta definitiva di concordato preventivo in continuità. All’interno di questa proposta è atteso un cavaliere bianco: l’advisor Rothschild, che sta aiutando Clessidra e il management di Cavalli sul dossier, si attende entro metà giugno delle offerte.
Ma, in pratica, secondo i rumors, ci sarebbe un solo soggetto che starebbe effettuando una due diligence accurata, tramite i consulenti di Kpmg. Sarebbe la Otb dell’imprenditore Renzo Rosso, che è anche licenziatario del marchio Just Cavalli.
Ma esiste un’altra strada, che negli scorsi giorni ha avuto un importante passaggio: con una nuova offerta che, nei giorni scorsi, sarebbe stata inviata dal gruppo statunitense Bluestar Alliance, affiancato dagli advisor finanziari di Gca Altium e dallo studio legale Nctm, agli advisor di Clessidra, in particolar modo all’avvocato Bruno Gattai dello studio Gattai Minoli Agostinelli. Sul tavolo ci sarebbe, secondo le indiscrezioni, un’offerta da quasi 110 milioni di euro, che sarebbe stata rivista rispetto alle precedenti, in termini di condizioni, e mandata anche al consiglio di amministrazione della griffe.
La proposta in questione verrebbe incontro ad alcune richieste: prevederebbe inoltre il rimborso dell’esposizione bancaria (circa una cinquantina di milioni di euro). I 110 milioni sarebbero stati, secondo i rumors, depositati presso un conto corrente. Il tutto sarebbe sotto il cappello di un 182 bis.
Ora resta da capire cosa decideranno gli azionisti di Cavalli e il management guidato dal Ceo Gian Giacomo Ferraris , in stretto contatto con il Tribunale di Milano. Non è infatti ancora chiaro quale potrebbe essere la strada prescelta: se quella di un concordato preventivo o di un 182 bis.
L’azienda continua intanto ad assorbire cassa: perde 100mila euro al giorno. Terminerà l’anno con un Ebitda in territorio decisamente negativo (almeno per una ventina di milioni) e soprattutto in questi mesi di incertezza, in attesa che venga definita la strada con il Tribunale di Milano, rischia di vedere il business ulteriormente in discesa.
Il gruppo ha 150 milioni scarsi di fatturato di cui 40 milioni in licenza. Dopo l’addio dello stilista Paul Surridge, si sta cercando di dare forza alle linee creative, ma ci vorranno comunque tempo e risorse economiche. Il tutto mentre l’attuale azionista di riferimento Clessidra, che ha già convogliato ingenti risorse (circa 110 milioni iniettati) per investimenti in questi anni, sta cercando una soluzione per far uscire la maison dalle acque burrascose in cui si trova.