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Cosa si nasconde dietro la vendita di Fineco (diventata contendibile) da parte di Unicredit

Per quale motivo Unicredit vende i gioielli di famiglia? E’ la domanda che un po’ tutti si pongono in ambito finanziario dopo la mossa (anticipata dal Sole 24 Ore) di uscire da Fineco vendendo con successivi collocamenti il 35% di proprietà fino a qualche giorno fa. UniCredit ha infatti concluso con successo stamattina l’operazione di ‘accelerated bookbuilding’ pari al 17% di azioni ordinarie Fineco. Il corrispettivo dell’operazione ammonta a circa 1.014 milioni di euro, risultanti dalla vendita di circa 103,5 milioni di azioni ordinarie di Fineco ad un prezzo di 9,80 euro per azione. Il prezzo incorpora uno sconto del 4,4% circa rispetto all’ultimo prezzo di chiusura di Fineco pre-annuncio. L’impatto patrimoniale è stimato complessivamente in aumento di circa 21 punti base nel CET1 capital ratio del gruppo UniCredit del secondo trimestre 2019.

Una Unicredit che punta ad essere più forte patrimonialmente dunque, ma che rinuncia anche a una gallina dalle uova d’oro come Fineco, che paga buoni dividendi.

Quale sia la finalità ultima di questo piano di continue cessioni (non solo Fineco, basta pensare anche a Pioneer venduta a Credit Agricole e ad altre dismissioni in Europa) e quale sia la strategia di Jean Pierre Mustier probabilmente si saprà nei prossimi mesi: domani è prevista la conferenza stampa di commento ai dati del primo trimestre. La vendita di Fineco serve soltanto a fare cassa? O c’è qualcosa d’altro? Sicuramente un disegno è alla base di tutte queste operazioni su Unicredit, che tra le altre cose continua ad essere chiaccherata come protagonista del prossimo risiko continentale. La strategia è comunque opposta a quella della grande concorrente Intesa Sanpaolo, banca più tricolore e meno globalizzata di Unicredit, ma che comunque si tiene ben stretti gruppi come ad esempio Fideuram.

Per quanto riguarda Fineco, l’operazione di separazione la porterà ad essere contendibile e con un flottante quasi totalitario: la banca multi-canale guidata da Alessandro Foti, è facile immaginarselo, diventerà target dei concorrenti (italiani ed europei) e dei fondi di private equity internazionali, anche se su quest’ultimo fronte c’è sempre il problema del network distributivo. Certo agli attuali prezzi Fineco sembra ancora un po’ cara e quindi al riparo da eventuali acquirenti.