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Ecco chi metterà i soldi nell’operazione tra Igea Banca e Banca del Fucino

l dossier Igea-Banca del Fucino arriva in Bce. Negli scorsi giorni è stata depositata alla Bance centrale europea l’istanza di fusione inversa di Igea nello storico istituto capitolino della famiglia Torlonia. Se la fase di istruttoria non evidenzierà problematiche contrarie all’operazione, per luglio potrebbe essere atteso il via libera, un po’ in ritardo rispetto alle attese di maggio. Saranno 60 giorni cruciali per la nascita della nuova realtà.
La manovra è per complessivi 200 milioni fino al 2022. È previsto, in caso di necessità, un intervento di sistema: il fondo interbancario garantirà l’inoptato dei tre aumenti di capitale infra-piano da 15 milioni ciascuno.
Ma chi metterà i soldi? Nella nascita della nuova Banca del Fucino, saranno coinvolti tanti soci. Il maggior azionista, con poco meno del 30%, sarà Giorgio Girondi, patron (molto liquido) del gruppo Ufi Filters, già tra i piccoli soci di Igea Banca. Dovrebbe iniettare 25 milioni. Altre risorse arriveranno dalle Fondazioni Banca del Monte di Lombardia e Pescara-Abruzzo. La cassa dei periti agrari di Enpaia parteciperà con 10 milioni. Coinvolto anche il patto di sindacato di Igea Banca. Dal sito di Igea si evince che ha circa mille soci senza indicazione però dei principali nomi. L’istituto è nato nel 2015 come banca romana, anche se ha poi rilevato le attività siciliane di un istituto in commissariamento: cioè la Popolare dell’Etna con le filiali di Palermo, Catania e Bronte. L’operazione ha alzato il velo sul patto di sindacato di Igea che comprende fra gli altri Ecomap, ente di previdenza delle tabaccherie italiane, Bricofer, la Fondazione Sicilia, Farmitalia e la mutua sanitaria MBA. Nell’operazione è previsto che la famiglia Torlonia (che rimarrà nel board, con Alessandro Poma Murialdo vicepresidente) abbia a disposizione un warrant da esercitare nel 2021 per tornare nell’azionariato.