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Chemchina studia disimpegno in Pirelli? Il futuro compratore potrà solo essere una grande conglomerata internazionale

Il Sole 24 Ore lo scorso 6 luglio ha anticipato le riflessioni in casa Chemchina sulla quota posseduta in Pirelli (nell’articolo “Pirelli, cambio al vertice di ChemChina. Gli interrogativi sull’alleanza con Tronchetti”). L’indiscrezione di oggi dell’agenzia internazionale Bloomberg, che indica che ChemChina potrebbe ridurre la sua quota, (che Marco Tronchetti Provera ha definito come speculazioni) è da mesi uno dei temi sul tavolo delle grandi banche d’affari internazionali. E sono tanti i banker che stanno provando a cimentarsi sul tema.

Il problema di Chemchina, che ormai è ben noto, è che ha cambiato strategie. Il gruppo asiatico si sta infatti preparando alla fusione con Sinochem, altro gigante cinese della chimica, sempre di proprietà dello Stato cinese. Con questa fusione nascerà un gruppo da oltre 100 miliardi di dollari nel settore chimico. Per realizzare questo progetto Ren Jianxin, il “deal maker” che ha creato l’attuale gruppo ChemChina a forza di acquisizioni, ha lasciato la presidenza di ChemChina a Ning Gaoning, attuale presidente di Sinochem.
Uno dei problemi di ChemChina, che sarà sul tavolo del nuovo presidente, è quello dell’eccessiva leva causata dalla politica di acquisizioni, per ultima quello del gruppo elvetico Syngenta. Ora resta da capire se, all’interno della nuova strategia post-fusione, verrà confermata la politica di alleanza azionaria in Pirelli, assieme a Marco Tronchetti Provera. Secondo alcuni addetti ai lavori, infatti, il nuovo management, con il neo-presidente, Ning Gaoning, potrebbe anche decidere di avviare una razionalizzazione delle attività all’estero del nuovo gruppo che nascerà dal merger.

Detto questo, a logica, pochi dubitano che progressivamente o totalmente Chemchina uscirà dall’azionariato di Pirelli. Il vero problema è però un altro: chi potrebbe essere il futuro compratore della quota? E qui il problema non è da poco. Infatti gli unici potenziali futuri acquirenti, secondo quanto posso prevedere, sono grandi conglomerate internazionali. Non ne esistono tantissime in giro con affinità al business dei pneumatici di Pirelli. E in questa sede il dossier potrebbe fra un po’ di tempo cominciare a circolare.