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Fusioni e acquisizioni, diminuisce del 15% il volume delle operazioni tra Italia e Stati Uniti

Gli effetti della situazione politica italiana si sono fatti in parte sentire nell’M&A tra Stati Uniti e Italia: nel 2018 infatti sono state annunciate 61 operazioni, con una prevalenza di operazioni Inbound effettuate da investitori USA rispetto a quelle Outbound di aziende italiane negli Stati Uniti con un calo del 15% rispetto al 2017. Tuttavia la percentuale di aziende italiane attive negli States e’ aumentata al 35% rispetto al 31% del 2017.
Questi dati emergono dalla fotografia del mercato M&A tra Italia e USA nel periodo 2013-2018 che sara presentato domani a Milano dal Gruppo di lavoro dell’American Chamber coordinato dall’avvocato Antonio Pedersoli. “Il nostro lavoro ha confermato il profondo legame tra l’economia italiana e quella americana, grazie a imprese che continuano a investire sull’asse transatlantico con ottimi risultati – spiega Pedersoli. Quella americana è ad oggi la prima economia mondiale sia per dimensioni sia per capacità di investimento, così come in termini di know-how, tecnologia e contesto regolatorio. Da un punto di vista italiano si può dunque ben guadare al flusso delle operazioni cross-border Italia-USA come a un indicatore fondamentale della salute della nostra economia. Le Istituzioni dovranno fare leva su questi punti di forza per superare le tante criticità che tuttora frenano i flussi di investimenti esteri in Italia”.

Alessandro Iozzia, Partner di Brunswick, Co-coordinatore del Gruppo di Lavoro aggiunge che “Il valore aggiunto di questo Gruppo di Lavoro risiede nella multidisciplinarietà dei partecipanti che racchiude i contributi di importanti istituzioni finanziarie, advisor legali, finanziari e strategici che hanno messo a disposizione le proprie competenze e risorse per fornire una panoramica dell’M&A tra i due Paesi che intendiamo approfondire di anno in anno attraverso il monitoraggio della crescita portata ai territori”.

Guardando la tipologia degli investitori, gli acquirenti strategici hanno continuato a rappresentare la categoria più attiva, mentre si registra una contrazione (dal 40% al 33%) dell’incidenza relativa delle operazioni realizzate da financial sponsor USA su aziende target italiane. Si conferma anche nel 2018 la pressoché totale assenza di investitori finanziari italiani su target esteri mentre un buon 33% delle operazioni americane in Italia vedono protagonista un compratore finanziario.
Il settore industriale ha svolto, in linea con il dato storico che emerge dall’analisi che parte dal 2013, un ruolo di traino nell’ambito dell’M&A Italia/USA, registrando un aumento (da 14 a 18) del numero di operazioni Inbound. Il settore Business Services ha visto invece diminuire l’attivismo dei Buyer statunitensi (da 8 a 2 deal), mentre è rimasto pressoché invariato il numero di operazioni Inbound nei settori Consumer & Retail e Telecom, Media & Technology. Performance negativa in tutti gli altri settori.

Per Simone Crolla, Consigliere Delegato di AmCham aggiunge: “Dopo anni di forte crescita, il 2018 è stato un anno particolare. Sul mercato italiano, nel secondo semestre, ha pesato il clima di incertezza dovuto al nuovo scenario politico e alla volatilità dei mercati finanziari internazionali. Tuttavia, il trend di operazioni M&A sull’asse Italia-USA è destinato a crescere, garantendo notevoli opportunità di sviluppo dimensionale alle nostre imprese e facendone emergere l’enorme potenziale ancora inespresso, rafforzando al contempo l’ossatura della seconda industria europea”.
Infine, l’analisi dei deal per dimensione evidenzia che e’ diminuita l’attenzione degli investitori USA nel segmento Small e Low-mid e si e’ ridotta l’attività degli italiani nel Mid Market. È rimasto invece solido il presidio dei buyer USA nei segmenti Big e High-Mid (FIGURA 16), nonostante il 2018 si sia caratterizzato per le maggiori incertezze legate alla situazione politica nel nostro Paese. Giuliano Tomassi Marinangeli, Presidente AmCham chiarisce che “gli investimenti da parte di imprese straniere sono fondamentali per la competitività del paese. Le multinazionali, radicandosi nel territorio, condividono con le imprese locali condizioni ed esigenze e sviluppano una maggiore propensione nel cogliere le opportunità e le insufficienze dei paesi ospiti”.