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Da Versace a Trussardi, il lusso italiano verso un riassetto azionario

Il settore del lusso è atteso a un riassetto senza precedenti. Le grandi maison italiane, quello che un tempo erano legate al nome dei loro stilisti, per diverse motivazioni stanno cambiando pelle. Un po’ per motivazioni di passaggi generazionali, un po’ per la necessità di avere le risorse per investire in un settore sempre più globalizzato come il fashion, è possibile che su alcune maison si affaccino nuovi azionisti. Emblematico quello che è già successo su Valentino Fashion Group, passato ai reali del Qatar che hanno rivitalizzato il marchio. Così ora si attendono nuovi riassetti, dopo quello che ha coinvolto la maison Missoni nella scorsa primavera, dove è entrato Fsi, l’ex-Fondo Strategico guidato da Maurizio Tamagnini.

Ora i riflettori sono tutti puntati su Trussardi, marchio storico dell’omonima famiglia, che in difficoltà sta tentando un turnarond. Trussardi ha chiuso il 2017 con una perdita netta di 30,6 milioni, penalizzata da importanti svalutazioni e dal rosso di 7,4 milioni registrato l’anno prima su un valore della produzione in calo dell’8,6% a 24,2 milioni (-10,4% i ricavi delle vendite). Trattative sarebbero in corso con il fondo sponsorizzato dalla Cdp, cioè Quattro R, per un ingresso nell’azienda tramite aumento di capitale.

Un possibile riassetto potrebbe coinvolgere anche Versace. Trattative sarebbero in corso da prima dell’estate con Kering, il colosso francese del lusso posseduto dalla famiglia Pinault, che già ha nel suo portafoglio di brand Gucci e Bottega Veneta. Il nodo delle discussioni con la famiglia Versace sarebbe la valutazione di Versace: oltre un miliardo di euro.