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Bim, parte l’Opa. Il nodo del prezzo. I capitali da un fondo delle Cayman

Parte l’Opa su Banca Intermobiliare. I riflettori sono sulla congruità del prezzo dell’offerta (0,22411 euro) lanciato dal veicolo irlandese Trinity, giudicato non congruo dal Cda qualche giorno fa, board che ha preso atto della nuova e più tranquilla situazione della banca. Il periodo di adesione, concordato con Borsa Italiana, avrà inizio il 28 maggio e terminerà il 22 giugno.
Ora i riflettori sono sulle minoranze, alle quali è stato offerto lo stesso prezzo messo sul piatto per i liquidatori di Veneto Banca lo scorso ottobre. In pratica si ritrovano ad avere in mano un titolo il cui valore attualmente è stato giudicato dallo stesso board superiore a quello proposto.
Perché? Secondo l’analisi del Cda, lo scenario attuale, rispetto a quello dell’ottobre scorso è cambiato totalmente: se nell’autunno 2017 Bim era una banca con elevate criticità e in allarme rosso sulla continuità aziendale, oggi l’istituto sembra sulla strada del rilancio: con un nuovo azionista e risorse fresche, tramite l’aumento di capitale, che stanno per arrivare. Inoltre è stato studiato un piano industriale per fare di Bim un gruppo indipendente nel private banking. Cambia lo scenario e, dunque, muta anche il prezzo, più alto e quindi non congruo rispetto a quello stabilito in ottobre. Ma le minoranze, purtroppo, possono soltanto assistere all’incremento di valore, visto che l’offerta non prevede rilanci da parte di Attestor. Ora dunque le minoranze si troveranno a dover prendere una decisione difficile: aderire all’offerta (che potrebbe beneficiare di un corrispettivo differito di altri 0,6 euro da corrispondere sulla base degli utili futuri), ottenendo però meno soldi di quanto in effetti vale oggi l’azione. Oppure non aderire.
In questo caso per non essere diluiti, i soci di minoranza potrebbero partecipare all’aumento di capitale, investendo tuttavia ulteriore denaro sulla banca e con il rischio che il titolo venga delistato. Oppure potrebbero cedere i diritti di opzione, ma anche in questo caso uno dei rischi è di trovarsi con un titolo illiquido. Il diritto di opzione potrebbe, dunque, non fare il suo dovere fino in fondo.
Insomma, un bel rompicapo per le minoranze. Al contrario, Bim è un affare per il fondo Attestor Capital che si ritrova con una banca «ripulita» che ora punta a crescere nel private banking.
Proprio Attestor controlla Bim tramite il veicolo irlandese Trinity Investments, a sua volta controllato da un trust, il Trinity Investments Charitable. Il gestore Attestor Capital è al 90% in mano a Attestor Services Limited, a propria volta posseduto da Attestor Capital Ltd, società con sede alle Isole Cayman, a sua volta interamente detenuta da due manager: Jan-Christoph Peters e Anke Christina Heydenreich. Inoltre a finanziare l’attività di Trinity, sottoscrivendo «notes» quotati, è ancora un veicolo delle isole Cayman, Attestor Value Master Fund.