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Sfida per Telecom Italia, caccia ai voti di Blackrock, Vanguard e Norges Bank

Sarà una partita al fotofinish. E i grandi fondi istituzionali esteri, molti americani, che rappresentano la maggioranza nel parterre di soci di Telecom Italia, diventeranno l’ago della bilancia in vista dell’assemblea di inizio maggio.
Secondo indiscrezioni, non è un caso che da qualche settimana siano iniziate discussioni iniziali con i fondi istituzionali esteri più rilevanti in termini di possibile peso in assemblea. Su questo fronte inizierà a lavorare intensamente dall’inizio della prossima settimana il proxy advisor di Elliott, Georgeson.
Ma alcune discussioni ci sarebbero già state. A intavolarle sarebbe stato proprio il gruppo di Paul Singer che, secondo rumors, avrebbe già avuto, direttamente o tramite propri advisor, incontri con importanti fondi stranieri presenti nella compagine di Telecom Italia: si fanno i nomi di fondi come Vanguard e Norges, che di Telecom Italia sono azionisti importanti. Al momento non sarebbe, invece, ancora stato sondato Blackrock, che è il primo grande investitore istituzionale della compagine societaria.
Infatti dietro a Vivendi e Elliott, rispettivamente con il 24% e il 5,7%, azionisti importanti sono proprio Blackrock (5,6%), Norges (2,5%), il fondo pensione Canada Pension Plan (2,45%), Brandes Investment Partners (2%), Vanguard (1,92), per continuare con Caixa Bank Asset Management (1%) e, sotto l’1%, diversi altri fondi stranieri come Dimensional Fund, Harbor Capital, Majedie Asset Management, Invesco, il Government Pension Fund Japan e tanti altri. Presente con una piccolissima quota anche Fidelity, tra gli asset manager più rilevanti al mondo.
Ora Elliott e Georgeson si muoveranno con maggior decisione. Lo stesso farà però Vivendi assieme al suo proxy advisor. Del resto, la capacità di raggruppare le preferenze fa parte di una battaglia in assemblea, chiamata in gergo tecnico «proxy fight».
In ogni caso sarà una partita al fotofinish in quanto Vivendi parte in vantaggio con la sua quota azionaria. Di solito nelle assemblee Telecom si supera il 60% dei soci presenti e proprio per questo motivo sarà determinante la lista di minoranza di Assogestioni. Se Elliott riuscisse da una parte a catalizzare sulla sua lista le preferenze e dall’altra ad evitare che con la lista Assogestioni ci fosse una eccessiva frammentazione dei voti , potrebbe però recuperare lo svantaggio.