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Creval e Carige, aumenti di capitale a rischio. Ecco cosa potrebbe succedere

Il settore bancario italiano si è risvegliato questa mattina con alcune preoccupazioni in più. Quando tutto sembrava sul punto di sistemarsi, almeno queste erano le speranze, sono scoppiate le problematiche di Carige e Creval. Entrambe impegnate nell’aumento di capitale, hanno mostrato tutta la loro debolezza. Per la prima, a sorpresa, si è sciolto il consorzio di garanzia formato da Credit Suisse e Deutsche Bank, che garantiva appunto l’aumento. Alla base, secondo indiscrezioni, ci sarebbero stati i contrasti tra le banche del consorzio di garanzia dell’aumento e la famiglia Malacalza. Ora il Cda cercherà la strada della proroga. Ma il fantasma di Mps, dove pure si era ritirato il consorzio, fa paura. C’è da dire che su Carige l’aumento è per 560 milioni, quindi una cifra che potrebbe essere coperta anche da qualche investitore. Inoltre la banca genovese ha avuto successo nella conversione e nella dimissione degli asset: ma una soluzione andrà trovata nelle prossime ore.
Per Creval invece l’aumento di capitale da 700 milioni, pari a quasi 3 volte la capitalizzazione, diventa sempre più complesso.L’agenzia Dbrs stamattina ha tagliato il rating sulle obbligazioni e lo ha posto in revisione con implicazioni negative. Il voto è quindi sceso a BB da BB (high). Con il voto BB l’agenzia indica una qualità di credito speculativo, non investment grade, con problemi per ripagare i debitori e riferita a società vulnerabili nei confronti di eventi futuri.
Comunque la si guardi, se gli aumenti non verranno realizzati, si apre per le due banche uno scenario inedito. Di sicuro saranno necessarie altre opzioni, compreso l’ingresso sulla scena di un cavaliere bianco come è già avvenuto per le due venete.

  • bruno |

    Sono un cliente Carige.Mi domando se ridurre il saldo del mio c.c. a 100.000,00 per evitare il rischio di bail in.Sono un semplice correntista.

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